VITERBO – Lazio centro d’Italia, Lazio fulcro del gioco d’azzardo. Pur essendo i casinò terrestri italiani un’esclusiva del settentrione, con Sanremo punta più a sud delle case da gioco, il gambling ha il proprio epicentro nella zona intorno a Roma. Non potrebbe essere altrimenti, con il numero di case scommesse e slot machine presenti nel territorio della capitale. 21.000 macchinette, contando le videolottery. Quasi un quinto di quelle installate in tutta Italia. In questo contesto Viterbo si inserisce come una sorta di oasi del gioco controllato. Con qualche perplessità di tipo economico.
La regione Lazio di per sé presenta un volume di gioco complessivo da sette miliardi di euro all’anno. Certo molto lontano dalla Lombardia, che arriva al doppio, ma comunque un dato ben più alto della media. Se a livello nazionale si può contare una slot machine ogni 100 abitanti, intorno a Roma il rapporto scende sotto l’uno ogni cento. Pur aumentando il modo esponenziale il numero di abitanti. Le misure pensate (e non ancora adottate) dal governo della capitale potrebbero portare a un’iniziale diminuzione del volume di gioco, riavvicinando il Lazio alla media nazionale. L’impressione però è che serva un’azione a livello nazionale, o almeno regionale. E questa al momento non pare possibile, anche per le differenze tra le diverse province.

Viterbo è annoverata nelle province con inferiore media di apparecchi in tutta Italia. Soltanto Macerata ha un rapporto più basso, in una zona piuttosto isolata dal fenomeno gambling. Nell’intera provincia di Viterbo non si arriva a 2.000 slot machine, numero piuttosto alto rispetto ad altre zone ma ben al di sotto degli standard laziali. Senza purtroppo poter disporre dei dati relativi all’online, che con i suoi 821 milioni di euro di volume di gioco resta una fetta cospicua del mercato nazionale. Non è però consentito diffondere i numeri delle regioni, lasciando quindi un grosso interrogativo su quanto incide la rivoluzione di internet sugli scommettitori laziali.

Appurato che Viterbo è un’oasi verde nella Lazio appassionata di scommesse, è lecito chiedersi gli effetti sulle casse della provincia. Il gioco d’azzardo infatti porta con sé un flusso di denaro eguagliato da pochissimi altri settori, tanto da costituire lo 0,9% del PIL dell’intera Italia, come si legge su GamingReport. Per un mercato così ricco non può che significare tanto denaro anche per le casse dell’erario. Dei 95 miliardi di euro scommessi nell’intero 2016, 76,5 sono stati restituiti ai giocatori sotto forma di vincita. Il resto è stato diviso quasi equamente tra esercenti e Stato, con l’erario che ha potuto incassare quasi 10 miliardi di euro. In un periodo di crisi nera per la finanza, è lecito chiedersi quanto potrebbe guadagnare la provincia di Viterbo insistendo sul gioco d’azzardo. La presenza limitata di mini-casinò e case da gioco non ha consentito la proliferazione delle puntate che si è verificata in altre zone. Con buoni risultati dal punto di vista etico e sociale, ma qualche problemino per le casse della provincia. Finché lo Stato tentennerà ci sarà la possibilità di avere introiti alti, senza bisogno di rovinare i cittadini. Ben vengano misure come il distanziometro, sia chiaro, ma l’assenza di centri scommesse paragonabili ad altre zone d’Italia può costare caro alle casse provinciali.

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