L’Associazione Premio Centro e la GalleriaViva di Soriano nel Cimino continuano, nella loro serrata programmazione estiva a proporre al nutritissimo gruppo di ospiti e visitatori di Soriano nel Cimino in questa calda estate, eventi di grande respiro nazionale e di particolare originalità. Dopo la bella mostra personale di Evandro Muti, chiusasi il 2 luglio,una mostra  di particolare rilevanza è programmata per il fine settimana. “Evento flash” appunto, cioè brevissimo ed intensissimo che vede la cooperazione di due esponenti di mondi diversi, Marco Giacobbe, pittore eclettico ed attivissimo su Genova e Roma  e Paolo Gallina, docente di Robotica presso l’Università di Trieste. Insieme produrrano due originali e diverse prospettive di guardare l’arte; la prima con i modi del pittore classico che onora la tela con sue libere manifestazioni di pensieri, sentire, idee e poetiche, la seconda che vede l’analisi stavolta non fredda ed asettica, dei nuovi strumenti informatici del XXI secolo, che si addentrano ed esplorano l’approccio e l’effetto che l’arte, quella vera, produce nello spettatore. Singolare ed unica la Mostra, ospitata in GalleriaViva dalle ore 18 del 7 luglio sarà un open-space continuato per tre giorni con orari 10,30 12,30 e 16,30 – 20  . Presente nell’Estate sorianese, si inserisce tra le singolarità e le novità che la grande  qualità di proposte offerte da GalleriaViva, offre al pubblico. 

Questa serie di opere nasce da una collaborazione tra Marco Giacobbe e Paolo Gallina. Giacobbe ha realizzato una serie di dipinti con tecniche miste.Gallina ha “osservato” quegli stessi dipinti, lasciando a una macchina il compito di individuare la posizione del suo sguardo attraverso un eye-tracker. Successivamente, queste “traiettorie degli occhi” sono state percorse da un robot che ha a sua volta realizzato altri dipinti.Questo gioco delle parti ha quindi generato dei dittici, in comunicazione dialettica tra di loro. A rafforzare l’unione, ove una scintilla d’ispirazione l’abbia consentito, vi è la presenza di un racconto, che diviene esso stesso “elemento pittorico”. 

Eccone uno: 

“Ma è mai possibile che gli artisti debbano secernere sofferenza da tutti i pori? E se non è sofferenza, allora si sentono spinti dall’impellente desiderio di fare una denuncia sociale? Oppure fanno opere per non dimenticare. Sensazioni forti, l’aurea sacrale nella tela… o buttano tutto in vacca con la loro ironia, per lo più cinica.

Una volta sono andato a una mostra d’arte contemporanea in cui c’era un tipo che aveva scritto un racconto intitolato “R62 Papà, perché è bello questo quadro?”, beh, un’insopportabile roba strappalacrime sul concetto di arte… e ci aveva anche abbinato un dipinto…

Ma perché non c’è mai uno che fa un quadro sulla sana tranquillità di vivere una vita normale. Una vita in cui si lavora, si va al cinema, ci si fa uno sprizzetto con gli amici, si va a letto e si ritorna a lavorare… senza tante cagate cerebrali.La vita dovrebbe essere una linea.

Una linea rossa, bella dritta,… come quella di questo quadro. Quasi quasi me lo compero.” (prof.Paolo Gallina).

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