VITERBO – Riceviamo una nota di Maila Pistola che di seguito pubblichiamo: “Anche in Giappone, le arti del combattimento furono fortemente influenzate dalle arti marziali provenienti dalla Cina.Per via del suo relativo isolamento e del suo medioevo che si è protratto più a lungo rispetto al medioevo europeo, le tecniche di combattimento a mani nude e con le armi evolsero più lentamente. A grandi linee possiamo attribuire due origini a tutte le arti marziali giapponesi: da una parte una serie di scuole e di stili segreti, messi a punto dai cittadini dei vari feudi, ai quali era stato fatto divieto dai loro signori di usare le armi convenzionali; dall’altra le arti di combattimento praticate dai samurai per la difesa dei loro padroni. Le armi tipiche dei samurai erano la spada, la lancia e l’arco, ma non sdegnavano neppure l’uso di armi meno convenzionali, come ad esempio il ventaglio, in quanto l’etichetta proibiva loro di entrare armati nei palazzi. Alla base del loro addestramento c’era la forma più antica di arte marziale che sia stata codificata in Giappone: il jujitsu (letteralmente “arte” della “cedevolezza”, da cui deriva il JUDO). La leggenda vuole che quest’arte, che constava di centinaia di scuole differenti, fosse stata messa a punto da un medico giapponese del XVI secolo, Shirobei Akiyama che aveva viaggiato lungamente in Cina per studiarne la medicina tradizionale e le arti marziali. Accadde che un giorno, durante un’abbondante nevicata, osservò che il peso della neve aveva spezzato i rami degli alberi più robusti, mentre i rami flessibili del salice, ogni volta che la neve, accumulatasi, minacciava di spezzarli, si flettevano per liberarsi del suo peso e riprendevano immediatamente la loro posizione. Questo fatto impressionò molto il medico, che intuendo l’importanza del principio della non resistenza lo applicò alle tecniche che stava studiando dando così origine alla”scuola dello spirito del salice.” Questo l’incipit della terza edizione del Progetto Judo a scuola FIJLKAM, giovedi’ 12 marzo 2015 presso l’Auditorium Santa Chiara dell’Istituto Suore Francescane, aperto straordinariamente al pubblico per il saggio.

 
Il maestro tecnico federale V DAN Giuseppe Pistola, direttore del Progetto da ben tre anni, ha progettato il saggio intermedio sulla base della nascita delle arti marziali, per educare attraverso lo sport i suoi piccoli seguaci.Tutta la sua scuola di allievi judoka si e’ esibita alla perfezione destreggiando abilmente i nunchaku e ventagli giapponesi in un ensemble fantastico. Il Maestro Pistola ha spiegato infatti che “Le arti marziali derivano dalla danza popolare. Ai contadini e ai pescatori, per paura di rivolte,di usare qualsiasi arma. Lasciati senza alcuna difesa di fronte agli attacchi di briganti, iniziarono ad addestrarsi clandestinamente sfruttando la danza popolare e gli attrezzi di lavoro che trasformarono in vere e proprie armi. Queste armi sono tuttora usate nel kobuto e sono ad esempio: il BO (che deriva dal lungo bastone utilizzato per trasportare cesti), il SAI (dal tridente utilizzato per piantare il riso), il TUNKUWA (dal manico della macina agricola), il KUWA (dalla zappa), l’EKU (dal remo della barca da pesca), il KAMA (dal falcetto per tagliare l’erba), il nunchaku (dai bastoni corti per battere la paglia di riso) e il tessen (dal ventaglio usato per separare i cereali, ma anche per la danza).” A fine saggio il Maestro ha ringraziato sentitamente la Scuola delle Suore francescane di Civita Castellana che per prime nel Lazio hanno creduto nel Progetto federale Sport a Scuola FIJLKAM e i genitori che anno dopo anno, continuano ad affidargli i loro figli con numerosi successi, sportivi ed agonisti. Studio, storia, sport e divertimento ha reso protagonisti questi giovani campioni del futuro sempre piu’ in entusiasti. Una stupefacente riuscita del saggio che ha lasciato emozionato tutto il pubblico presente, e che verra’ ripetuto a fine anno scolastico” 2014/2015.

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