CIVITA CASTELLANA – Un civitonico a caccia di gloria. Luca Marziani, 38 anni, scende in campo al Longines Global Champions Tour con l’innata voglia di vincere che lo caratterizza da sempre.

“Ero in vacanza, avevo 6 anni, mio padre stava facendo footing quando ha scovato un maneggio con dei cavalli. Mi ha fatto fare il giro su un pony piccolino. Non sono mai più sceso da cavallo”. L’esatto contrario del fratello. “Sì, lui era completamente indifferente, io ho preso questa cotta e non mi è più passata”. Il legame Legame uomo-cavallo risale alla notte dei tempi. “Il miglior cavallo mio è Tokio Du Soleil. Non l’ho chiamato io così ma speriamo sia di buon auspicio per Tokio 2020. Tra dieci giorni andiamo al mondiale in America a Tryon, che qualifica le prime sette squadre del campionato del mondo e ci giochiamo anche la qualifica alle Olimpiadi a squadre. La gara sarà, insomma, sia a squadre che individuale”.

Ma a che punto è l’equitazione italiana? “E’ messa bene nonostante abbiamo perso 4 componenti della squadra, con tre cavalli venduti ed uno infortunato”. Una squadra seminuova. “Degli Europei dell’anno scorso sono rimasti solo in due. Ma la nostra prima squadra dà ottimi risultati, è unita, c’è un’ottima atmosfera per raggiungere il risultato e l’obiettivo comune”. Uno sport non certo solo maschile. “E’ misto, gareggiamo a pari livello. Non conta certo la forza”. Il rapporto con il cavallo è fondamentale. Luca lo sottolinea. “Ha carattere, personalità, segue le richieste del cavaliere. Vanno rispettati, capiti. Lo dimostrano gradendo, rendendoli complici, non forzarli, non obbligarli. E’ pur vero che sono animali di 5 quintali, ma se riesci a leggere il loro modo di pensare, e farlo con la giusta delicatezza, con la giusta maniera, toccando i giusti bottoni, il cavallo capisce e diventa campione nella testa. E quando è campione ama lo sport, ama il suo camion che farà 1000 km, perché come se sapesse che va a vincere”.

Una vita dedicata ai cavalli. Spiega Luca Marziani. “Monto tutta la mattina, sono a cavallo tutti i giorni, la domenica faccio gare. Non monto un grande numero di cavalli, a 20 anni ne montavo 15, a 30 anni 8, oggi 4-5. Nel pomeriggio mi dedico all’istruzione dei ragazzi. Faccio gare per il mondo due volte al mese, per il resto giro molto. Era questo che volevo fare da piccolo. Un mestiere duro, impegnativo, ma appagante. E bellissimo”.

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