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VIGNANELLO – Confermatissimo nel ruolo di preparatore dei portieri della prima squadra e del settore giovanile, Giancarlo Ceccarelli (foto) si rimbocca le maniche per far crescere gli estremi difensori, i numeri “1” del Vi.Va. calcio, club che quest’anno, visti gli ottimi risultati ottenuti, ha pensato bene di “affidargli” anche i “portierini”, ovvero pulcini ed esordienti. La quotidianità di Ceccarelli, che ha giocato la sua ultima partita ufficiale a 51 anni (in seconda categoria), ma che due anni prima militava ancora in Promozione, è davvero singolare: è un sergente di ferro negli allenamenti, ma non c’è un portiere che si lamenti di lui.

 

Siamo nella parte iniziale della preparazione precampionato: in cosa consiste l’allenamento dei portieri durante questa fase della stagione?
«Durante la preparazione vado a lavorare molto sulle gambe per avere resistenza e molta forza esplosiva, cercando un misto di forza e rapidità nella stessa seduta di allenamento. Questo al fine di non imballare i portieri per troppo tempo. E’ esperienza personale, a me per esempio capitò di restare imballato mezza stagione complice una preparazione basata solo sulla forza. Quindi preferisco far eseguire esercizi in cui ci sia la palla, perché psicologicamente questi esercizi risultano meno pesanti per i ragazzi. Calcoliamo che le gambe ben allenate sono la base fondamentale per un portiere. Poi, tra queste sedute, ne inserisco altre in cui lavoriamo sulla mobilità del busto, sulla tecnica, su situazioni di gioco specifiche e sulle palle alte».

 

Quanto deve durare una seduta di allenamento per un portiere?
«Un’ora e mezza. Novanta minuti bastano di certo».

 

La domanda delle cento pistole è: portieri si nasce o si diventa?
«Dalla mia esperienza di allenatore dei portieri ho constatato che portieri si nasce. I portieri costruiti sono anche carini da vedere, ma poi… solitamente possono arrivare fino alla categoria allievi, poi si vede la differenza tra gli uni e gli altri nelle prestazioni».

 

Perché si sceglie il ruolo del portiere? Cosa spinge un ragazzo a fare il “solitario” in un gioco di squadra?
«Beh… lo dice il numero che indossano, l’“1”. Dunque il primo, il più forte. Ma a parte le battute, come dicevamo portieri si nasce e allora come vedono una porta da gioco sono proprio loro a mettersi nel bel mezzo prima di iniziare l’allenamento con l’istruttore. È li che spesso l’istruttore attento capta e offre indicazione al ragazzino che vuole provare a stare in porta. E poi le cose vengono da sé con le belle parate, i complimenti, gli applausi degli altri genitori… Anche se purtroppo ho anche visto bambini molto bravi smettere per la poca intelligenza di genitori e istruttori che valutano le prestazioni di un bambino come quelle di un calciatore di serie A».

 

Fino a che età si possono correggere gli errori che un portiere inevitabilmente commette?
«Gli errori tecnici dopo una buona base non si dovrebbero più commettere. E invece… quante volte vediamo subire gol banali, anche tra i professionisti? In quel caso subentra la troppa sicurezza per esempio per una palla facile che, senza la concentrazione giusta, porta a fare una “figuraccia”. La parata non è mai facile fino a che non si ha la palla tra le proprie braccia. E in ogni caso questi errori diminuiscono sempre più con l’esperienza».

 

Quale è la più bella gratificazione che può ricevere un preparatore dei portieri?
«Le gratificazioni possono essere diverse, a livello personale! Per esempio vedere ragazzini crescere tecnicamente anno dopo anno fino alla prima squadra e “sentire” le loro prestazioni come se in campo ci fossi ancora io. Gratifica anche il non ritrovare un portiere, bambino o adulto che sia, che abbia smesso perché non si trovava bene con me. E, ancora, ricompensa sempre l’avere portieri che danno amicizia, davvero difficile per uno come me che non è certo morbido negli allenamenti. Ma poi ce ne sarebbero tante altre di sensazioni simili. Comunque devo dire una cosa importante, ovvero ringraziare tutti i portieri che ho allenato in ventiquattro anni. Anche loro mi hanno aiutato tantissimo a crescere».

 

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