La Viterbese ha cominciato molto bene la sua nuova stagione in Serie C tanto che non c’è nulla di male a sognare la Serie B. Sognare non costa nulla ed indubbiamente pensare positivo fa bene. Poi ovviamente bisogna rimanere con i piedi per terra, non farsi prendere dall’entusiasmo e continuare a lavorare di settimana in settimana, pensando ad una partita alla volta. A fine stagione si faranno i conti ed ovviamente la speranza di tutti è che proprio la nuova realtà Associazione Sportiva Viterbese Castrense porti finalmente quella serie B mai arrivata in città ma sfiorata in tante occasioni nel passato.

E forse è il caso di prendere al volo questa occasione perché se i piani del presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio Carlo Tavecchio, andranno in porto, il numero di squadre professionistiche di serie A, B e soprattutto C saranno letteralmente decimate.

Da tempo infatti si parla di un piano per riformare il calcio in Italia e ridurre il numero di squadre professioniste che appunto popolano i primi tre campionati. La scure dovrebbe abbattersi in primis in Serie C dove si passerebbe dagli attuali tre gironi e sessanta squadre a soltanto due giorni e 40 squadre.

Tutto dunque risulterebbe più complicato per squadre come la Viterbese. In primis in C le difficoltà sarebbero sensibilmente maggiori con soltanto quaranta squadre all’attivo con ulteriori maggiori difficoltà di puntare alla promozione ma in anni non particolarmente positivi anche di rimanere nella categoria.

Le ragioni di questa riforma? I tanti, troppi problemi che hanno falcidiato negli ultimi anni le squadre italiane di calcio, problemi con cui la Viterbese stessa ed i suoi tifosi hanno avuto in più di una occasione a che fare. Proprio di questi giorni poi è la sparizione del Modena dal girone B della Serie C con conseguente annullamento della partite giocate nel corso della stagione e la non disputa delle prossime. inoltre Tavecchio ha sempre fatto riferimento agli standard europei dove nazioni anche più popolose dell’Italia hanno un numero di squadre di calcio minori.

Difficile comprendere però perché in tutte le proposte di intervento non venga ripescata la “vecchia” serie C2, un campionato cuscinetto tra i campionati dilettanti e la C1 che richiede standard e parametri economici molti impegnativi per varie piazze e società.

Di certo in un mondo del calcio in continua evoluzione, sempre più legato ai diritti televisivi, al merchandising, ai siti di scommesse sempre pronti a proporre incentivi per i nuovi giocatori come un codice bonus, non è mai il caso però di dimenticarsi di quello che muove tutto: la passione dei tifosi. Senza questo elemento non ci sarebbe il business, non ci sarebbero soldi da spartire e quant’altro.

Dei campionato troppo “rigidi” con meno possibilità di spostamento da una serie all’altra potrebbero rischiare di rendere meno possibili i sogni dei tifosi di quelle squadre che a volte riescono anche di exploit d’altri tempo che comunque portano passione ed entusiasmo a tutto l’ambiente. Comprendiamo le ragioni della riforma ma occhio a non rompere il “giocattolo” che ogni fine settimana inebria milioni di appassionati dai campi prestigiosi della serie A fino alle ultime categorie.

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