Nel 1977 in Italia i democristiani subivano ripetuti attentati di cui furono bersagli e vittime esponenti e  sezioni del partito della Democrazia Cristiana, sedi di giornali cattolici e di organismi collaterali. Nel mese di novembre una grande manifestazione fu organizzata a Viterbo dalla Direzione Provinciale D. C. per protestare e, in piazza del Sacrario, oltre duemila persone si riunirono per sfilare per le vie del centro.

C’eravamo anche noi democristiani di Tuscania e gridavamo: “Libertà, libertà, libertà”.

In piazza delle Erbe tenne un comizio il segretario provinciale Renzo Trappolini. Erano presenti l’onorevole Bartolo Ciccardini, il senatore Onio Della Porta, i consiglieri regionali Franco Bruni e Rodolfo Gigli, il sindaco di Viterbo, nostro concittadino, Rosato Rosati, i sindaci di tanti paesi, i dirigenti provinciali della D. C. ed i sindacati.

Trappolini disse che le violenze perpetrate non avevano avuto il risultato di intimorire i quadri periferici della Democrazia Cristiana,  i quali, anzi, a seguito di tali episodi, dimostrarono che la D. C. non aveva paura e che, al tempo stesso, era ferma nella volontà di proseguire nella difesa della libertà e delle istituzioni democratiche contro tutti coloro che vogliano attentarvi.

Poi si formò un corteo che si diresse nuovamente  in piazza del Sacrario,  ove corone di alloro furono deposte ai piedi della lapide che ricorda le vittime di tutte le guerre. Il 22 marzo 1978 la Democrazia Cristiana di Tuscania,  nella chiesa Cattedrale di san Giacomo Maggiore, fece officiare un rito funebre in suffragio dei cinque caduti della scorta dell’onorevole Aldo Moro e per testimoniare alla sua famiglia  la solidarietà della cittadinanza. Quella assurda guerra fratricida, segno di immaturità politica e di insensato odio che da troppo tempo avviliva la Nazione colpì la D. C. e le istituzioni repubblicane.

Poi andammo nel viale Trieste, c’erano Trappolini, il sindaco Angelo Marcoaldi, i consiglieri comunali  Mario Ciccioli, Franco Fiorini, Giuliano Cappelli, Fernando Tombini, Domenico Bellomarini, Lanfranco Liberati, Alberto Morelli, Enio Carlucci, Laura Cecchetti, Antonio Recchia e gli altri candidati Giovanni Cordella, Lamberto Fiorentini, Franco Corinti, Angelo Ceci, Domenico Eutizi, Mario Pulcini, Mario Telluri, il segretario Angelo Cardarelli e tutta la sezione con Ezio Luciano Brachetti, Mauro Loreti, Guido Brachetti, Roberto Belardi, Luigi Bellucci, Aldo Bartolacci, Valentino Brunori, Enrico Conticiani, Antonio Cardarelli, Mario Del Bono, Leonangelo De Santis, Roberto Falleroni, Antonio Fornai, Silvano Goldoni, Stelio Murri, Alfredo Mearelli, Maurizio Marcoaldi, Bruno Mancini, Moreno Moschini, Claudio Patrizi, Antonio Peruzzi, Leandro Piergiovanni, Raffaele Pacini, Giovanni Spurio, Silvio Salta, Olindo Tiberi, Lanfranco Tenti, Roberto Tuccini, le associazioni democratiche, i lavoratori, gli studenti e tanti cittadini.

Il segretario provinciale disse: ”La persona di Moro è patrimonio della Democrazia Cristiana e dell’intera Comunità Nazionale e le forze dell’ordine sappiano che i lavoratori, i giovani, le donne sono a loro vicini, vicini al loro posto di prima, difficile , drammatica ma senz’altro vittoriosa trincea.”  Le brigate rosse, un’organizzazione terroristica di estrema sinistra , propagandavano  e sviluppavano la lotta armata rivoluzionaria per il comunismo e,  purtroppo,  il 9 maggio assassinarono Aldo Moro. Fu scritto su IL POPOLO del 10 maggio:” Con questo crimine mostruoso e feroce, le brigate rosse riportano in Italia i metodi più aberranti di un terrorismo che ha i suoi tenebrosi precedenti nel nazismo e nello stalinismo, la cui unica logica è stata sempre la distruzione fisica dell’avversario.” 

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Il Segretario nazionale della Democrazia Cristiana onorevole Benigno Zaccagnini dichiarò:” Con cuore straziato la D.C. ha appreso la notizia dell’assassinio del presidente Aldo Moro. Non credo di poter dire parole adatte in questo momento. Non ce ne sono, non ne trovo, non le posso trovare. Penso alla sua famiglia , ai suoi cari, al loro indicibile dolore. Penso a quello che è stato Aldo Moro per tutti noi, per la democrazia italiana. Sono certo che resterà viva nel popolo italiano la sua testimonianza cristiana nella sua fede, nella libertà illuminata del suo sacrificio.” Vi fu una commozione indicibile e molti piansero. Lo avevano ucciso con cinque colpi di pistola al cuore. Ecco alcuni insegnamenti di Aldo Moro:” Divisi, come siamo, da diverse intuizioni politiche, da diversi orientamenti ideologici, tuttavia noi siamo membri di una comunità, la comunità del nostro Stato e vi restiamo uniti sulla base di una elementare, semplice idea dell’uomo, la quale ci accomuna e determina un rispetto reciproco degli uni verso gli altri … Quando si dice la verità non bisogna dolersi di averla detta. La verità è sempre illuminante, ci aiuta ad essere coraggiosi … Le nostre grandi scelte sono state di libertà e di progresso ed hanno avuto un respiro storico … Non è importante che pensiamo le stesse cose, che immaginiamo e speriamo lo stesso identico destino, ma è invece straordinariamente importante che tutti abbiamo il proprio libero respiro, tutti il proprio spazio intangibile nel quale vivere la propria esperienza di rinnovamento e di verità, tutti collegati l’uno all’altro nella comune accettazione di essenziali ragioni di libertà, di rispetto e di dialogo.”

Mauro Loreti

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