Nella chiesa di San Pietro si trova questo documento molto importante dedicato all’imperatore romano di origini dalmate e Mario Tizi ha scritto che   “ la lapide di Diocleziano faceva parte del pavimento della basilica di S. Pietro ed è stata rinvenuta frammentata negli anni ’60. La parte scritta era rivolta verso il terreno e questa disposizione era stata utilizzata per farci camminare sopra i fedeli.”   Marta Sordi, una storica ed accademica italiana, figura di spicco degli studi di storia antica in Italia, cattolica militante ed appassionata ricercatrice della verità con grande acutezza interpretativa e severo rigore metodologico, professoressa di storia romana e greca, scrisse nel 1962 : “ E’ venuta alla luce di recente, dal pavimento della Chiesa di S. Pietro in Tuscania un’iscrizione romana di marmo, spezzata in quindici frammenti e mutila in basso e a sinistra; essa è larga m. 1,34  … e lunga m. 1,08. Lo spessore del marmo è di cm. 6,5; l’altezza delle lettere, tutte chiaramente leggibili nonostante le rotture del marmo, di cm. 8. … E’ probabile che originariamente essa si trovasse inquadrata nella parete di un edificio. (  del tempio del periodo romano che, secondo Roberto Quarantotti, era costruito con le colonne di marmo cipollino e i capitelli in stile corinzio, materiali  che, poi, furono utilizzati in San Pietro). Ecco il testo:

DOMINO NOSTRO

DIOCLETIANO

SENIORI AUGUSTO

MAXIMIANUS SENIOR

AUGUSTUS FRATER ET

CONSTANTIUS ET

MAXIMIANUS AUGUSTI ET

SEVERUS ET MAXIMINUS

NOBILISSIMI CAESARES

La data dell’ iscrizione  si  può circoscrivere facilmente: essa è posteriore all’abdicazione di Diocleziano e di Massimiano e all’elevazione ad Augusti di Costanzo e di Galerio, avvenuta il 1 maggio del 305 d. C., e anteriore alla morte di Costanzo, avvenuta a York il 25 luglio del 306; la grande iscrizione di Tuscania è quindi contemporanea a quella con cui furono dedicate le terme di Diocleziano a Roma, che porta anch’essa il nome dei sei imperatori e, con ogni probabilità, date le sue dimensioni, si riferisce come quella alla costruzione o al rifacimento di un pubblico edificio. Si sa infatti che Diocleziano fu un grande costruttore e il ricordo dell’attività edilizia sua e dei suoi colleghi della tetrarchia (n. d. r. divisione del potere imperiale tra quattro principi di cui due col titolo di Augusto e due col titolo di Cesare) ci è conservato, oltre che dalle fonti letterarie, dalle iscrizioni e dai resti archeologici sparsi in tutto l’impero. Di costruzioni dioclezianee o della tetrarchia in Etruria e nel territorio di Tuscania non ci è giunta esplicita notizia: si sa però che a Tuscania, e proprio sulla collina dove sorge la chiesa di S. Pietro e dove si trovava l’arx  (l’acropoli) della città etrusca e romana, sono stati trovati resti di mura e di edifici di età imperiale, di un circo secondo George Dennis, di terme secondo Goffredo Bendinelli e K. Scherling: la nuova iscrizione induce a rivedere il problema di questi resti e della loro datazione: negli itinerari (Tabula Peutingeriana, Anonimo Ravennate, Guidone) Tuscania figura come una statio della via Clodia , che sembra aver seguito il tracciato di precedenti vie etrusche, fra Blera e Saturnia. Da una strada vicina alla Clodia e con essa strettamente collegata (ai cui stessi curatores  fu per molto tempo affidata), la Nova Traiana, rifacimento della vecchia Cassia, nel tratto tra Volsinii e Chiusi (a Fabro presso Ficulle), proviene un miliario datato come la nostra iscrizione con i nomi dei sei imperatori e riferibile pertanto allo stesso 305/6. Dall’Etruria meridionale provengono inoltre le basi dedicate  a Nepi al Cesare Massimino Daia; a Vulci e a Castrum Novum al Cesare Flavio Severo; a Volsini all’Augusto Costanzo, tutte riferibili al medesimo anno dell’iscrizione di Tuscania: ci fu dunque nel periodo immediatamente successivo all’abdicazione di Diocleziano e di Massimiano un certo interessamento degli imperatori per questa regione, un interessamento dal quale le città suddette trassero dei benefici e per il quale vollero mostrare la loro gratitudine. L’importanza dell’iscrizione di Tuscania non deriva solo dalle indicazioni che essa ci fornisce sull’esistenza di edifici dioclezianei a Tuscania; è il modo in cui i sei imperatori sono ricordati che costituisce sotto certi aspetti un unicum e merita una particolare considerazione. Le epigrafi a noi giunte finora con i nomi dei sei imperatori sono tutte miliari, salvo la dedica già ricordata delle terme di Diocleziano a Roma, l’iscrizione posta sugli horrea di Tupusuctu in Mauretania e il diploma militare di un pretoriano recentemente scoperto nella zona di Grosseto. In tutti questi testi … il nome di tutti di tutti gli imperatori è al dativo o al nominativo. Nella nostra iscrizione, invece, il nome di Diocleziano è al dativo, quello degli altri al nominativo: si tratta infatti – ed è questa la novità- di una dedica dei cinque imperatori , i due Augusti e i due Cesari in carica e il senior Augustus Massimiano, a Diocleziano. … L’omaggio reso a Tuscania a Diocleziano dallo stesso Massimiano e dai membri della seconda tetrarchia è più diretto, dunque, ma non del tutto insolito; esso è rinforzato però dall’epiteto di dominus noster che, usato qui per il solo Diocleziano, riveste da parte dei colleghi e successori il riconoscimento al vecchio imperatore di una preminenza anche dopo l’abdicazione. “  In riferimento al tempio del periodo romano Secondiano Campanari scrisse: “ Perché di romani templi nobilissimi, di portici, di peristili e d’ogni altra cospicua fabbrica di siffatto genere avete documento certissimo in quella selva di svariate colonne, di graniti e di marmi che sorreggono oggi le volte del sotterraneo tempio di S. Pietro … Questo tempio fu innalzato sulle rovine di etruschi e romani monumenti, dei quali sono anche oggi seminati all’intorno gli avanzi. “

Mauro Loreti