Le opere esposte sono omaggio e dialogo con lui, Tito, il Maestro e con gli altri

L’evento organizzato come gruppo d’Arte Incontriamo il Nostro Tempo, con la preziosa partecipazione di Padre Ottaviano D’Egidio, amico e confratello intimo del grande maestro dell’Arte Contemporanea Tito Amodei.

In questi ultimi anni, siamo stati spesso vicino a Tito, nel 2016, ci ha concesso di organizzare una mostra presso le Scuderie di Palazo Chigi Albani a Soriano nel Cimino, dandoci ben 16 sue opere tra pitture e sculture.Questa mostra è stata organizzata presso il Convento dei Padri Passionisti di Vetralla, dove ci sono molte opere del maestro, e per noi è come una preghiera che facciamo al nostro Maestro, ricordandolo ad un anno dalla sua scomparsa.

La mostra è una memoria ed interiorità espressa da Paolo Crucili, Luigi Fondi, Olga Misiura, Paolo Carlo Monizzi e Riccardo Sanna. E’ luce evidenziata e rafforzata dall’aver conosciuto ed incontrato Tito, con il suo fascino sapiente e la sua discrezione. E la memoria è commozione vissuta in silenzio ed in contemplazione nel ricordo della sua presenza, di un suo sguardo, di un sorriso o di una parola.

La mostra è esposta nel Convento di S. Angelo a Vetralla, posto tra gli alberi ad alto fusto e la macchia del Monte Fogliano; un casa religiosa che ingloba nella sua struttura, in un angolo accanto alla Chiesa, il primitivo eremo del ‘700 conservato con cura come allora e che fu abitato da S. Paolo della Croce e dal fratello Giovanni Battista e dai loro primi compagni passionisti.

Sono presenti nella Chiesa varie opere di Tito, quali le figure in bronzo del Beato Lorenzo Salvi con il Bambino Gesù e la pala del Cardinal Newman sulla parete sotto il quadro della Madonna, il Roveto ardente, sempre in bronzo ,che sorregge la pietra dell’altare centrale . Inoltre nella Cappella di sinistra entrando in Chiesa, è esposta una statua di legno del Beato Domenico Barberi passionista che iniziò la sua esperienza come giovane pastore a Merlano nella periferia di Viterbo dove lo ricorda una cappella. Non ultima la statua in bronzo di S.Paolo della Croce che annuncia con la mano protesa, come missionario, in una nicchia sul prospetto d’arrivo del Convento; la statua in gesso dei fratelli Paolo della Croce e Giovanni Battista nel refettorio del Convento e nel cortile interno, la statua in pietra della Madonna seduta che regge premurosa il Bambino sulla testa come fosse piovuto dal cielo.

E’ stato scelto per la mostra il luogo mistico di S. Angelo perchè con la presenza delle opere di Tito e con i ricordi che fanno riemergere , si possa creare una unione spirituale con le espressioni delle opere di Crucili con le sue pieghe di vita, le tavolozze e i colori; le sculture di Fondi di travertino e legno di ulivo e castagno con armonie ritrovate tra i diversi materiali e con uccelli che sembra vogliano partire ; le foto di Olga che spaziano e offrono fiori e particolari raffinati; Monizzi che compone sulla tela oggetti e segni, trova equilibri e racconti ; Sanna con le sue porte che sembra stiano sempre per aprirsi come in un sogno, ma che trovano significato ed espressione nello stare così come proposte. Memoria e interiorità si ricompongono e guardiamo in silenzio il passato.

Infatti è un anno, 31 gennaio 2018, con il sole appena affacciato all’orizzonte che “finalmente”, aggiungerebbe lo stesso Tito, gli veniva svelato dalla morte il volto del Padre che aveva cercato con ostinata tenacia e dolcezza nelle sue sculture in legno, nella terra cotta, nella pietra serena sedimentata nella memoria per anni a Firenze o nel bronzo, nella grafica, nelle vetrate e nei mosaici delle Chiese, nei disegni a penna biro su piccoli fogli o su quaderni mentre parlava al telefono.

Gioco di bambino e di artista adulto abbandonato alla fantasia e libero con rigore nella forma. Un fiume di messaggi nati dalla sua anima religiosa e dal suo mondo interiore che voleva raccontare come per una catechesi. Una missione. E noi che abbiamo avuto il privilegio di viverci insieme o di incontrarlo , di contemplare e comprendere i segni che tracciava , i colori che cercava e proponeva, siamo in questi giorni a ricordarlo, anche se protesi verso il futuro come da lui indicato.

Il suo Studio a Roma è stato e rimane luogo di esperienze interiori.

Il mio ricordo a Tito:
Requiem
Dona a lui Signore la pace senza fine
dove il respiro non è spezzato dal vento
e la luce splende alta e non allunga le ombre.
Uva sul Fogliano
Matura tardi l’uva a S.Angelo,
a Novembre è ancora aspra
lascia in bocca l’autunno e le prime nebbie dei morti.
L’uva non trova sul Fogliano la sua stagione.
I funghi sono nati e morti in un giorno sotto i castagni
e la vite non addolcisce dopo mesi di sole.
I pampini hanno il verde dei crisantemi
e del bosso ,il colore dei morti ,
a dicembre cadranno rossi di tramontana.

Ottaviano D’Egidio c.p.

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