«Il nido dovrebbe essere un diritto fondamentale e non un lusso su cui speculare».

Così scrive Gloria Grassi che si definisce figlia, donna, mamma, educatrice, lavoratrice, cittadina, contribuente, indignata.

«In questi giorni – prosegue – si è molto trattato con ogni mezzo della delibera con cui il Comune di Vetralla impone un aumento alle rette dell’asilo nido comunale. Quello che maggiormente colpisce è che se ne diffondano solo i contenuti politici ed i risvolti amministrativi; chiarendo così a tutti la natura meramente profittevole di questa operazione, senza alcun riguardo per le conseguenze concrete su un servizio di cui il comune si fregia da sempre.
Ma se dessimo voce alle famiglie, utenti del servizio, che hanno subito tutto ciò, sapremmo che queste sono state messe a conoscenza degli aumenti a delibera approvata; un mese dopo che il comitato di gestione dell’asilo era stato convocato dai servizi sociali, al fine di annunciare i suddetti cambiamenti.
L’aumento sarebbe giustificato dai bilanci gestionali in perdita, ma non appare legittimo, né accreditato da uno specifico regolamento di cui gli utenti siano a conoscenza. Infatti, i genitori all’atto dell’iscrizione e sottoscrizione del regolamento, nonché del contratto per il servizio a domanda, non hanno approvato alcuna clausola vessatoria, per tanto non sarebbero tenuti a sottostare ad un cambiamento della retta dovuta. Si vocifera inoltre (ma solo per spaventare visto che non è scritto sulla delibera) che l’aumento sia addirittura retroattivo; anche questo aspetto è incoerente con la disciplina delle clausole vessatorie, quindi il caso diventa sempre più aspro e dissonante.
Le famiglie si trovano quindi, senza strumenti per opporsi, di fronte alla delibera approvata senza preavvisi, senza nessuna comunicazione in qualità di diretti interessati, nemmeno un avviso scritto sulla bacheca dell’asilo. Eppure, servizi sociali e coordinamento del nido richiedono a ciascun genitore di riferire i propri contatti proprio per le comunicazioni di qualsivoglia natura. Quindi sembra paradossale che nessuna informazione sia stata direttamente indirizzata ai genitori per spiegare la situazione e farne chiarezza.
Le famiglie destinatarie del servizio debbono pagare insomma, senza alcun diritto di appello. Famiglie sempre in equilibrio, più o meno precario, tra i tantissimi impegni ed incalzate da ritmi frenetici in cui non c’è spazio e tempo da dedicare ad un’eventuale campagna di resistenza e disapprovazione. Famiglie che hanno comunque bisogno di quel servizio. Famiglie che infine, per il bene superiore del figlio, che è già inserito ed integrato in un sistema, si trovano a dover sottostare ed accettare il cambiamento, ingoiando l’ennesimo rospo.
Questa ingiusta vicenda poi è stata strumentalizzata per fare propaganda e contro-propaganda anziché come spunto di riflessione sull’urgente bisogno di rivedere le politiche sociali nei riguardi delle famiglie e dell’infanzia.
Sì, perché il nido serve a tutti, e non è interesse esclusivo di chi ne usufruisce. I servizi di prima infanzia non servono solo ai genitori che lavorano, ma ai bimbi stessi ed alla collettività tutta. La possibilità di frequentare l’asilo nido ha un dimostrato effetto positivo sul futuro di ogni bimbo e di riflesso della comunità in cui è integrato. Al nido cresce la mente perché si acquisiscono molte più abilità cognitive; al nido si impara sin da subito la condivisione e l’adattamento, sviluppando abilità socio-emotive; al nido si cresce in salute perché si fa movimento, si gioca all’aria aperta, si mangia sano e in compagnia. Soprattutto il nido offre un servizio che è uguale per tutti e così aiuta a ridurre le disuguaglianze e la povertà educativa. Tutte queste ricchezze saranno messe a frutto nel futuro dalle nuove generazioni ad interesse di tutti. A partire dal nido si impara a stare al mondo, quindi non può essere un bene di lusso, ma dovrebbe essere alla portata di tutti.
Sorge spontanea la provocatoria conclusione che questi politici non abbiano frequentato il nido nella loro infanzia, per questo non sono in grado di difenderne l’indiscussa e prioritaria importanza. E così ci risuona infinite volte nella testa quel verso di Vecchioni che canta: “…figlio chi si è preso il tuo domani? …quelli che hanno il mondo nelle mani…”».

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