«Dopo aver letto il comunicato della maggioranza consiliare firmato dal sindaco, a seguito del voto sul bilancio di previsione, riteniamo opportuno chiarire brevemente alcuni passaggi.

Il sindaco – scrivono dal Gruppo consiliare di minoranza, Le cose in comune – recrimina alla precedente amministrazione delle scelte in merito alla restituzione di alcuni lotti del comparto pip1, comportando una eccessiva esposizione di cassa del comune ed il pagamento sugli interessi causati dall’operazione. Provando a ricostruire il meccanismo che avrebbe dovuto permettere lo sviluppo del comparto PIP, può giovare comprendere meglio i passaggi che avrebbero dovuto permettere il decollo di questo piano.

In pratica il comune, poco prima del 2010, mise a bando dei lotti insistenti in un’area destinata ad insediamenti produttivi (artigianali, commerciali, …). Va detto che questi lotti in realtà non potevano essere messi a bando senza prima aver proceduto a tutti gli espropri e realizzato le opere di urbanizzazione.

Una volta pubblicata la graduatoria, ogni impresa a cui fu assegnato un lotto, avrebbe dovuto acquistarlo; quei soldi incassati dal comune avrebbero costituito la copertura economica per sostenere le opere di urbanizzazione del comparto, per poi rilasciare le concessioni di esercizio.

I problemi scaturiti in seguito hanno a che fare con quanto reso noto dalle vicende giudiziarie relative alla nota inchiesta “Genio e sregolatezza”.

Tornando al meccanismo di cui sopra, dopo diversi anni il comune si è trovato nel periodo di piena crisi, con dei lotti non completamente assegnati, i lavori di urbanizzazione fermi e nessun acquirente per i lotti rimasti. È successo che alcuni assegnatari dei lotti, vedendo i lori investimenti imprigionati in un progetto fermo, hanno chiesto di restituire al comune i lotti stessi per riavere indietro le somme investite anni prima e mai fruttuose, attraverso una transazione che fra l’altro, è stata vantaggiosa per il comune, più avanti spiegheremo il perché. Cosa serve sapere riguardo a questa tesi ripetuta alla nausea dal sindaco? Intanto che le somme che all’epoca furono incassate dal comune per la vendita dei lotti, sarebbero dovute essere nella disponibilità del comune, proprio perché necessarie a far partire le opere di urbanizzazione. Cosi purtroppo non è stato e quei soldi furono spesi, per altro e non certo per il PIP. Significa che quando servirà pagare le spese delle opere di urbanizzazione e non ci saranno in cassa, si dovrà fare ricorso a nuovi e corposi mutui.

Queste sono le vere cause per cui escono fuori gli interessi sulle anticipazioni di cassa. Ed ancora: i lotti riacquistati sono stati pagati al netto delle somme versate all’epoca dell’acquisto dalle imprese, le quali nell’accordo hanno rinunciato agli eventuali interessi e a riconoscimenti di danni derivati dal ritardo dell’operazione PIP, in qualche caso facendosi carico anche delle spese notarili necessarie (normalmente in carico al comune). Quanto sarebbe costata quindi al comune e ai cittadini una causa legale con quelle imprese locali e quanto altro danno ancora si sarebbe causato a quelle attività?

Inoltre, il sindaco insiste sul concetto di rateizzazione dei pagamenti per il riacquisto dei lotti. Forse il sindaco non sa che se non paghi interamente il valore del bene, non ci può essere trasferimento. A meno che non si faccia ricorso allo strumento del “Patto di riservato dominio”. In pratica il comune può fare transazioni per acquisti e cessioni di immobili a rate, però non va dimenticato che l’acquirente (in questo caso il comune) sarebbe divenuto proprietario del lotto solo dopo aver pagato l’ultima rata, con un atto notarile finale a sancire il passaggio di proprietà. Il discorso vale anche all’inverso ovviamente, nel caso in cui il comune dovesse vendere: l’acquirente avrebbe titolarità sul lotto solo al termine del pagamento. In una zona PIP questo si traduce con un periodo di tempo lungo, quanto il periodo di scadenza di tutte le rate, durante il quale gli acquirenti di un lotto non potrebbero procedere con lavori di alcun tipo. Ipotesi di polizze, rate o suggestioni varie sarebbero stratagemmi di intralcio allo sviluppo del Piano.

Per di più, se mai fosse stato possibile rateizzare il pagamento per riacquistare i lotti oggetto di critica del sindaco, oggi ci si presenterebbe una situazione assurda: il comune si troverebbe a pagare rate per dei lotti che formalmente sarebbero di proprietà dei vecchi assegnatari (loro malgrado), invece nelle delibere con le quali si restituiscono gli importi alle imprese è scritta chiaramente la volontà dell’ente di rientrare nella “piena disponibilità dei lotti”. Pertanto non andrebbero ad incidere sul valore patrimoniale del comune (ai fini di bilancio), ma ancor peggio non potrebbero essere riassegnati a nuovi imprenditori interessati all’acquisto, congestionando ulteriormente la già difficile situazione dell’intero PIP. Inoltre la piena disponibilità derivante da quelle delibere consiliari, ha reso celere i passaggi necessari all’approvazione della variante dello stesso piano di insediamenti. La realtà del PIP, purtroppo, è semplice e cruda: il progetto, colpevoli la crisi ed i noti problemi giudiziari, si è rivelato forse sovradimensionato rispetto alle esigenze del comune di Vignanello, e con l’aggiunta di una gestione economica poco lungimirante (basti pensare che le sole spese tecniche ammontarono a circa € 370.000,00!), relativamente alle somme derivate dalle cessioni, oggi fatica a ripartire e necessiterebbe di investimenti fuori dalla portata delle casse del comune. Intanto però, vista la carenza di fondi, sarebbe opportuno recuperare il risarcimento, seppur esiguo rispetto al danno ricevuto, ottenuto nella primavera 2018 a seguito della costituzione di parte civile del comune nel processo Genio e sregolatezza.

Nel comunicato della maggioranza si fa riferimento anche alla riflessione sugli ascensori di via delle scalette. Qui poche parole: chiunque li abbia mai usati sa che non hanno mai funzionato benissimo e chiunque abbia avuto a che fare con i manutentori che frequentemente sono intervenuti, sa benissimo hanno sostenuto sempre la stessa tesi: questi acquistati non sono adatti all’uso pubblico ma ad un uso meno intensivo, condominiale. Soldi sprecati, punto.

Inutile soffermarsi poi al presunto risparmio citato nell’articolo: le critiche mosse dalla minoranza sono relative al bilancio di previsione, il momento in cui un’amministrazione può mettere in campo tutte le ipotesi di intervento di natura economica del comune; ipotesi che non sempre poi vedono concretizzarsi nel bilancio consuntivo. Il riferimento al programma triennale delle opere pubbliche è fuorviante ed inesatto: esso rappresenta (o meglio, prima del bilancio armonico rappresentava) il libro dei “desideri” di un’amministrazione. Gli importi segnalati in quel piano non costituiscono spese fino al momento in cui i soldi si spendono realmente; di conseguenza non possono nemmeno costituire un risparmio per cui vantarsi su di un comunicato: un risparmio di spesa inesistente.

L’esercizio del fumo negli occhi è una pratica nota e arcaica al quale il primo cittadino fa ricorso per confondere i vignanellesi e ancor peggio i neo consiglieri di maggioranza, forse ancora non a conoscenza di alcuni passaggi importanti. Altresì l’uso di toni forti e la voce grossa non intimorisce nessuno, ma serve solamente a tenere salda attorno a sé una fiducia mista a dipendenza, una cortina che svanirebbe con l’approfondimento autonomo dello studio degli argomenti di cui sopra.

Noi a quel fumo negli occhi ci siamo abituati a resistere e a restare lucidi e ben orientati sulla strada corretta».