Il 17 Agosto alle ore 18.30 è stato presentato con successo a Villa San Giovanni in Tuscia, nella seicentesca chiesa di Sancta Maria ad Nives, il libro a cura di Angelo Capuzzi “Tra il pero, il melo e la ficoncella. Raccolta di manoscritti inediti di Domenico Di Gregorio” (Edizioni Booklab), la cui pubblicazione è stata promossa dall’Associazione Scientifico-Culturale “Antiqua Tellus-Centro Studi Mons. Simone Medichini” nella collana “Le parole e i giorni”, e che ha ricevuto il patrocinio dell’Amministrazione Comunale.

I saluti istituzionali – scrive Micaela Merlino – sono stati portati dal Sindaco Fabio Latini, che ha rivolto parole di apprezzamento per l’impegno dimostrato dal curatore nel riunire in un’antologia gli scritti del Di Gregorio, e per l’Associazione “Antiqua Tellus” che è impegnata nella riscoperta e nella valorizzazione del patrimonio storico locale. Il libro è stato presentato dalla sottoscritta in qualità di Presidentessa di “Antiqua Tellus”, nonché sostenitrice, insieme ad altri soci, dell’idea del Capuzzi di pubblicare gli scritti del sangiovannese messi gentilmente a disposizione dal figlio Amedeo. La vicenda biografica di Domenico Di Gregorio (1922-1998) è stata segnata soprattutto dalle traumatiche esperienze vissute durante la Seconda Guerra Mondiale, quando, essendo soldato, fu catturato dalle truppe americane e internato in un campo di prigionia dapprima in Sicilia, poi in Algeria, quindi in Francia e rischiando persino di morire affogato quando la nave sulla quale viaggiava per essere condotto in America con altri prigionieri, fu silurata dai tedeschi. Il Di Gregorio affidò alla scrittura il ricordo di quelle terribili esperienze, ed ho voluto perciò sottolineare come i fogli bianchi sui quali fermò i suoi pensieri divennero i suoi segreti confidenti, un modo per dare un senso al dolore sperimentato e per esorcizzare l’angoscia provata durante i duri giorni di prigionia, quando il suo presente e il suo futuro si fecero incerti, e il tempo interminabile della detenzione era segnato ad ogni istante dalla paura della morte. Dovendo dare un ordine ai fogli sparsi che raccolgono gli scritti del sangiovannese, Angelo Capuzzi ha ritenuto opportuno suddividerli per contenuto. Nella prima parte del libro sono pubblicati i “Racconti di guerra e di prigionia”, nella seconda parte le “Poesie varie”, nella terza sono riunite le “Ottave e quartine dell’osteria”, mentre nella quarta e ultima parte le “Gare poetiche a braccio, poesie e satire politiche”. “Ho ritenuto interessante raccontare, e far rivivere particolari situazioni attraverso le memorie di chi le ha vissute in prima persona, indipendentemente dalla qualità stilistica degli scritti” ha detto Angelo Capuzzi, “e questi fogli per essere sistemati e trascritti hanno richiesto da parte mia un certo impegno. Mecuccio, come era chiamato in paese, ha scritto racconti e poesie percorse da una genuina filosofia popolare, che riescono a comporre un quadro di vita vivace, ma condito anche da un pizzico di malinconica nostalgia”. Durante la presentazione ho ritenuto opportuno declamare per il pubblico presente, insieme ad Angelo Capuzzi, alcune poesie del Di Gregorio dense di pathos ma anche di accenti delicati, dalle quali emerge, ancora oggi, la sua ricca personalità. Nello scrivere fu sempre animato da una fresca spontaneità attraverso la quale ha espresso i suoi sentimenti, e ritengo che questa sia la qualità più apprezzabile dei suoi scritti. L’antologia curata da Angelo Capuzzi è un libro apprezzabile soprattutto perché consegna alla memoria il nome e l’opera di un uomo sensibile, riflessivo ed anche ironico, che a suo modo arricchisce il patrimonio della letteratura popolare locale.

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