“100 ANNI DI PAPAVERI ROSSI, L’INSTALLAZIONE ARTISTICA DI YARN BOMBING VITERBO PER COMMEMORARE I CADUTI DELLA GRANDE GUERRA A 100 ANNI DALLA SUA FINE”

Il 4 novembre, durante la cerimonia ufficiale presso il Santuario di Santa Maria della Peste al Sacrario, Le associate di Yarn Bombing Viterbo hanno realizzato un’opera/tributo ai Caduti della Grande Guerra.

Con il beneplacito delle caserme viterbesi e del Comune di Viterbo, e grazie al prezioso lavoro di moltissime donne viterbesi, sono state realizzate centinaia di papaveri rossi utilizzando la tecnica dell’uncinetto.

All’interno di anfibi militari, sbocciano papaveri rossi che simboleggiano i nostri Caduti. La città di Viterbo perse nel primo conflitto mondiale 624 soldati.

I papaveri che crescono e fioriscono in essi ricordano la fatica e i pericoli che i nostri giovani caduti hanno affrontato durante il lungo e straziante cammino della guerra e rendono omaggio alla prematura morte che li ha colpiti rendendoli eroi di tutti noi.

La nostra Associazione aderisce ad un progetto più ampio sposato da tante altre associazioni come la nostra in tutta Italia, l’evento si chiama “100 anni di papaveri rossi” e, contestualmente alla nostra installazione, ce ne saranno molte analoghe in tutto in nostro paese.

Ringraziamo il Sindaco Giovanni Arena, il Vice Sindaco Enrico Maria Contardo ed il Tenente Colonnello Luca Mechilli per la disponibilità dimostrataci.

I papaveri rossi (red poppy nella tradizione anglosassone) sono il simbolo della Prima Guerra mondiale, anche se associare il papavero all’immagine dei Caduti non è certo immediato.
La spiegazione sta nella poesia In Flanders Fields (Nei campi di Fiandra) scritta dal canadese John McCrae. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale diresse un ospedale da campo durante la seconda battaglia di Ypres, nel 1915: la poesia venne ispirata dalla morte e sepoltura di un amico.

Queste le prime strofe:
Nei campi delle Fiandre sbocciano i papaveri
tra le file di croci
che segnano il nostro posto: e nel cielo
volano le allodole, cantando ancora con coraggio,
appena udite in terra tra i colpi d’arma da fuoco.
Noi siamo i morti. Solo pochi giorni fa
eravamo vivi e sentivamo l’alba e vedevamo il tramonto splendere
e amavamo ed eravamo amati, e ora giacciamo qui,
nei campi delle Fiandre.

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