Il museo a cielo aperto di S. Angelo il Paese delle Fiabe si arricchisce di altri due grandi murales. E sono opere di rilievo, sia per la difficoltà di esecuzione (quasi cento metri quadri di pittura totali) sia per l’importanza degli scrittori che li hanno ispirati: Hans Christian Andersen e Jacob e Wilhelm Grimm.

La prima nuova opera che potranno ammirare i visitatori a S. Angelo è Il brutto anatroccolo. Ricordiamo brevemente la fiaba: un piccolo anatroccolo esce dal guscio, appena nato, assieme ai suoi fratelli e alle sue sorelle; egli, però, appare un po’ diverso dagli altri, più scuro, più grande e molto più impacciato quando deve seguire, in fila con gli altri, la mamma. Si sente diverso, brutto, a disagio.

Solo dopo qualche tempo, accettato da un’altra famigliola che lo accoglie festosamente, scoprirà, specchiandosi nell’acqua dello stagno, d’esser divenuto un bellissimo cigno. La fiaba, che è anche un sottile insegnamento morale sull’accettazione di sé stessi, fu pubblicata da Andersen l’11 novembre 1843.

L’11 novembre 2018, centosettantacinque anni più tardi, in un minuscolo borgo della Tuscia, parecchio lontano dalla Danimarca di Andersen, la storia dell’anatroccolo che diviene cigno comincia a prender vita sui muri, dipinta da Tina Loiodice, l’artista romana che chiunque sia arrivato a S. Angelo ha imparato a conoscere. Il murale sorprende la fiaba nel suo momento culminante, quando l’anatroccolo si libera dalle catene del passato per acquistare la propria vera, autentica, identità.

A pochi metri dall’opera della Loiodice chi verrà a farci visita potrà ammirare un altro murale, incentrato, stavolta, sulla figura degli gnomi. I Fratelli Grimm dedicarono al “Piccolo Popolo” degli gnomi diverse fiabe: la più famosa d’esse è quella del calzolaio povero. Gli gnometti, nudi, barbuti, infaticabili e minuscoli come un fungo, si introducono, a mezzanotte, nella casa del calzolaio, a sua insaputa: per aiutarlo cominciano a confezionare le più belle scarpe del mondo. Il calzolaio diviene ricco e famoso. Una notte l’uomo si apposta con la moglie per scoprire chi sono i suoi insoliti benefattori e, nello scorgere quegli omettini nudi e indaffarati, decide di ricambiare il favore cucendo per loro camicie, giubbetti, cappelli e calzoncini. E fu così che gli gnomi indossarono i vestiti del calzolaio riconoscente – di un rosso e di un verde sgargianti – vestiti proverbiali, per cui sono noti in tutto il mondo: ed è in tal modo che li ha ritratti l’artista grottana Stefania Capati in un lungo murale che riprende dalla fiaba lo spirito generoso e scanzonato.

Il progetto, curato dall’Associazione ACAS, che si autofinanzia, va quindi avanti a gran ritmo. Nove opere già abbelliscono le pareti del borgo; altre ne seguiranno, a breve, per trasformare sempre più S. Angelo ne “Il Paese delle Fiabe”.

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