In scena mercoledì 3 agosto (inizio ore 21.15) nell’antico Teatro romano di Ferento “Falstaff e le allegre comari di Windsor” di William Shakespeare nella versione di Roberto Lerici con interprete principale Edorado Siravo e con Francesca Bianco e Ruben Rigillo per la regia di Carlo Emilio Lerici.

La leggenda vuole che la Regina Elisabetta, conquistata dal personaggio di Falstaff visto nel “ENRICO IV” e nel “ENRICO V”, ordinò la stesura di una nuova commedia che lo vedesse protagonista assoluto. Shakespeare scrive quindi in quattordici giorni “Le Allegre Comari di Windsor“, una commedia dove inserisce il meglio del proprio repertorio: l’amore contrastato tra giovani, equivoci, scambi, travestimenti e beffe. Commedia condotta interamente dalle donne; donne che sarebbe giusto definire, in senso contemporaneo, “libere”, oltre che “allegre”; proprio perché libere di pensare e agire come le donne di oggi. Il personaggio di Sir John Falstaff diventerà il più amato della produzione comica shakespeariana ed entra, a pieno diritto, nella storia del teatro e nel cuore degli spettatori di tutti i tempi. In questa versione del testo, curata dal grande drammaturgo Roberto Lerici, vedremo proprio questa leggenda svelarsi attraverso le parole della Regina Elisabetta.

Vedremo Falstaff, con Edoardo Siravo come suo interprete ideale, reduce dalla Prima guerra mondiale, proiettato negli anni ’20. E lo vedremo riunire in sé alcune delle pagine più belle del personaggio Falstaff presente nelle due precedenti tragedie shakespeariane. Facendo acquisire al personaggio, accanto al lato dichiaratamente brillante, uno spessore, una profondità, un’umanità, che lo rende moderno e nostro contemporaneo. Un personaggio che riflette su un mondo comandato da un’idea di successo e bombardato da false notizie e false calunnie.

Un’idea di mondo ancora drammaticamente attuale. Perché Falstaff oggi? Perché oggi, più che mai, ci sentiamo tutti presi in giro da qualcuno o da qualche entità. E Falstaff e la sua ‘armata Brancaleone’ rappresentano quello che noi siamo. Perché oggi è l’epoca dei “tutti gabbati“. E alla fine “Allegri” sono gli spiriti, ma “Tristi” i risultati. E Falstaff diventa così esempio di decadenza fisica e morale dell’uomo, visto come pagliaccio per il mondo. In un mondo che è già pagliaccio. Divertente come “Bisbetica domata” e filosofico come “As you like it”, le Allegre comari si colloca in un “mondo di mezzo” che vuol far ridere delle nostre lacrime. Invitati giornalmente alla “cena delle beffe’’, l’uomo di oggi resta stritolato dal suo stesso meccanismo misto divinità e interessi personali. Ma l’uomo per Shakespeare, «fatto della stessa materia di sogn»i, contraddizioni che si assommano, utopie che svaniscono, si rassegna ma non muore. L’uomo esiste e resiste. E, nonostante tutto, resta al centro del Globo.

La stagione teatrale di Ferento è organizzata dal Consorzio Teatro Tuscia, con la direzione artistica di Patrizia Natale, con il supporto del Comune di Viterbo, della Fondazione Carivit e dell’ Ance Viterbo

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