Antonella Sberna

A seguito della pubblicazione del rapporto dell’associazione Cittadinanzattiva sul costo delle rette per gli asili nido pubblici e convenzionati della città di Viterbo, il Comune si trova, immancabilmente anche quest’anno, a correggere il taglio enfatico che l’organizzazione ha inteso dare.

I numeri, infatti, presentano in maniera inequivocabile, una situazione ben diversa.

RETTA IN EURO

N. UTENTI

% UTENTI

65

33%

DA 101 A 200

55

27%

DA 201 A 300

77

39%

396 (comprensiva di tutti i pomeriggi)

2

Dai dati riportati in tabella si evince facilmente come, su un totale di 199 bimbi accolti in asilo nido, un terzo paghi una retta inferiore ai 100 euro, poco meno di un terzo tra 101 e 200 euro e poco più di un terzo sostenga una retta da 201 a 300.

Soltanto per due famiglie su 199 e quindi meno dell’1%, il costo della retta tocca la famosa quota 396, sbandierata da Cittadianzattiva come il costo per la una fantomatica “famiglia tipo” individuata secondo i loro indicatori. A tal proposito, risulterà utile non solo ribadire che questa quota comprende l’estensione del servizio a tutti i pomeriggi ma anche che non possa essere minimamente presa in considerazione per individuare un modello statistico su cui fondare un rapporto così importante, delicato e che ha un impatto mediatico sulla popolazione assolutamente fuorviante rispetto alla realtà di fatti e alla chiarezza dei numeri.

Spiace veramente che ogni anno, nonostante il Comune si sia trovato più volte a contestare pesantemente questi dati, Cittadinanzattiva perseveri nel veicolare una comunicazione così fortemente distorsiva della realtà e lesiva dell’immagine della città di Viterbo, a prescindere da chi la amministri, considerato anche che nella nostra città le rette per gli asili nido sono sostanzialmente bloccate dal 2007 dimostrando di essere una città attenta ai servizi correlati alla conciliazione dei tempi lavoro/famiglia.

Non ci resta che auspicare che Cittadinanzattiva aggiorni il suo rapporto con indicatori finalmente più rappresentativi della realtà o che la smetta di lanciare ogni anno il solito atto di accusa mediatico verso una città che fa dei servizi alle famiglie e ai bisogni dei più piccoli il fiore all’occhiello delle proprie attività istituzionali.

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