7 febbraio: Giornata contro Bullismo e Cyberbullismo

Secondo diversi studi: “Bullismo e Cyberbullismo” rimangono le minacce più temute tra gli adolescenti. Ne è vittima più del 50%.

Ma che cos’è?
Il bullismo, fenomeno diffuso tra i giovani, può essere definito come una serie di comportamenti aggressivi, intenzionali e ripetitivi, da parte di una o più persone (bulli) nei confronti di uno o più bersagli (vittime).

Il termine “bullismo” deriva dall’inglese “bull” che significa “toro”, e dal verbo “to bully” che significa “intimidare, opprimere, prevaricare qualcuno”, reso in italiano con il significato di “tormentare, perseguitare”. E’ un vero e proprio tormento, che può essere “verbale” (ad esempio attraverso offese o nomignoli), “sociale” (attraverso pettegolezzi o isolamento), “fisico” (ad esempio attraverso pugni, colpi, spintoni) o soprattutto in questo periodo Covid-19 “cyber” (bullismo elettronico che può essere messo in atto attraverso diffamazione, molestie o sfide pubbliche attraverso internet).

Da una parte c’è il bullo, colui che attua dei comportamenti violenti fisicamente e/o psicologicamente, e dall’altra parte la vittima, colui che invece subisce tali atteggiamenti. E poi ci sono gli spettatori. Due squadre e spesso un pubblico, ma questo non è un gioco. Bensì è l’espressione di un disagio, sia personale che relazionale, riguardante tanto chi subisce quanto chi ne è responsabile.

Mentre da una parte sembra evidente una personalità fragile, dall’altra parte sembra esplicito un carattere sicuro di sé. Ma molte ricerche hanno dimostrato come dietro questi atteggiamenti espliciti ci sia una richiesta di aiuto, tanto per la vittima quanto per il bullo. Se dietro quella personalità fragile della vittima troviamo una scarsa autostima e una scarsa autorevolezza, dietro alla personalità bulla troviamo una forte autostima volta a colmare mancanze personali.

Il fenomeno del bullismo, indipendentemente dal ruolo che si ha, può avere diverse origini: a partire dalla sfera cognitivo-intellettiva, passando per la sfera affettivo-emotiva, arrivando alla sfera socio-familiare. E’ importante diseducare al bullismo sia per lenire queste sofferenze personali che per prevenire conseguenze future. Oltre dunque ad essere un’esperienza spiacevole nell’immediato costituisce un fattore che aumenta il rischio di sviluppare diverse tipologie di disturbi oltre che nell’infanzia e nell’adolescenza anche nell’età adulta.

Il bullismo può portare a serie conseguenze, sia fisiche che psicologiche, sia a breve che a lungo temine, sia per la cosiddetta vittima che per il bullo, ma anche per il gruppo che osserva. Le conseguenze psicologiche immediate del bullismo, che possono essere per i genitori e gli insegnanti anche dei campanelli d’allarme a cui prestare attenzione, sono molteplici: stress; calo dell’umore, chiusura in sé stessi, isolamento, perdita di interessi, stanchezza, flashback, crisi d’ansia, svalutazione della propria persona, aggressività, problemi di concentrazione e di apprendimento, sintomi psicosomatici (come: disturbi del sonno, disturbi alimentari, cefalea, ecc.), il provare emozioni come tristezza, rabbia, colpa, vergogna, paura, riluttanza nell’andare a scuola, autolesionismo, fino ad arrivare a comportamenti suicidari, per la vittima; aumento disfunzionale dell’autostima, bisogno degli altri per emergere, comportamento oppositivo-aggressivo, rischio di sviluppare disturbi della condotta, calo del rendimento scolastico, dispersione scolastica, difficoltà relazionali, per i bulli; stress, paura, ansia, scarsa empatia, scarsa capacità decisionale, scarsa capacità valutativa, clima non confortevole né a livello personale-relazionale né a livello scolastico, per gli osservatori.

Ampliando lo sguardo al futuro, le conseguenze del bullismo possono raggiungere l’età adulta: bassa autostima, difficoltà a prendere decisioni, difficoltà relazionali, scarsa fiducia in sé e negli altri, disturbi d’ansia, agorafobia, attacchi di panico, disturbi depressivi, dipendenza, disturbi della personalità, disturbo post-traumatico da stress, disturbi alimentari, dismorfofobia, pensieri suicidari, sono alcune conseguenze patologiche dell’essere stati vittime di bullismo; bisogno di controllo o di dominio, disturbi di personalità, comportamento violento e/o aggressivo, comportamento anti-sociale, insorgenza di sensi di colpa, sono invece alcune conseguenze patologiche dell’essere stati bulli.

L’età evolutiva è un’età particolarmente vulnerabile in quanto non è stato ancora raggiunto il pieno sviluppo di tutte le facoltà psico-fisiologiche. Questo significa che se da una parte un buon contesto può favorire un buon modellamento della personalità sviluppante, dall’altra parte una scarsa attenzione allo sviluppo o un’eccessiva libertà possono condurre il bambino o il ragazzo ad incorrere in vari rischi. E’ importante dunque, tanto per la famiglia quanto per la scuola, osservare e indirizzare in modo equilibrato i comportamenti dei più giovani, ma anche favorire per loro un ambiente sicuro, che infonda fiducia, apertura al dialogo, comprensione e supporto.

Un consulto psicologico può aiutare sia a prevenire che a contrastare il bullismo. Può aiutare la vittima nel trovare strategie di reazione, nell’incrementare l’autostima e nella gestione relazionale, può aiutare il bullo ad aumentare la propria di autostima in modo funzionale lenendo le sue ferite, focalizzandosi non solo sul comportamento problematico ma anche sulle sue emozioni, può inoltre aiutare genitori e insegnanti nella gestione del fenomeno, e in ultimo ma non meno importante può rafforzare la coesione tra coetanei.

Dott.ssa Claudia Florea
Psicologa Psicoterapeuta
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