«In merito alle polemiche suscitate dalla volontà da parte della rappresentante leghista Cepparotti di agevolare le famiglie italiane in difficoltà economica nella fruizione delle case popolari, puntualmente scavalcate in graduatoria da quelle straniere, – comunicano da CasaPound Viterbo – entriamo a gamba tesa nella vicenda.
Quando circa la metà delle assegnazioni sono appannaggio di cittadini non italiani, pur rappresentando questi ultimi il 9% della popolazione residente, è chiaro ed evidente che, per non scatenare la tanto decantata a sinistra guerra tra poveri, vadano modificati i regolamenti inserendo anche il parametro degli anni di residenza nel territorio comunale.
Peraltro nulla di discriminatorio sul piano etnico o razziale, ma semplice buon senso. Questo parametro andrebbe a far media con quello del coefficiente famigliare (reddito + numero del nucleo), non escludendo aprioristicamente nessuno, agevolando anzi anche gli immigrati di più vecchia data. Così come altra norma sacrosanta è la richiesta di certificazione di beni e proprietà posseduti all’estero dagli stranieri richiedenti (fatto salvo i rifugiati, quelli veri, una minima parte, che per ovvi motivi non hanno modo di rientrare in Patria). Tutto questo va fatto simultaneamente all’accrescimento delle risorse destinate all’edilizia popolare ed al sociale in genere, non escludendo l’una o l’altra cosa.
Senza l’inserimento di questi parametri i ceti medi e bassi autoctoni, impoveriti dalla globalizzazione e dalla crisi decennale non hanno più modo, di fatto, di accedere al welfare, sorpassati sistematicamente dagli ultimi arrivati, gli immigrati appunto, i quali venendo in Italia si vedono già a prescindere migliorare la propria condizione rispetto alla precedente, a differenza di quegli italiani che sono passati da un discreto benessere economico alla soglia o alla conclamata povertà.
Riteniamo inoltre che l’inserimento di queste norme, giustissime, non infastidisca tanto gli stranieri, ma principalmente gli autorazzisti di casa nostra, sempre più distaccati dalla realtà.
Finiamo esortando la Cepparotti a proseguire senza remore e timori per la sua strada, anche contro la volontà degli elementi “moderati” della sua maggioranza, ricordando che tantissimi Comuni stanno adottando oramai da tempo queste regole in tutta Italia e che la Corte Costituzionale si è espressa negativamente solo su di un singolo caso».