VITERBO – Dopo la grande partecipazione di pubblico che la contraddistinto l’incontro della scorsa settimana su Pirandello e il Cimino, proseguono a Viterbo le conferenze dell’Ufficio Turistico, presso l’ex pensilina del Sacrario in Piazza Martiri d’Ungheria.

L’appuntamento di giovedì 1 dicembre, alle ore 17.30, è dedicato al rapporto tra un altro grandissimo della letteratura italiana e la Tuscia – Dante Alighieri – e ha come titolo “Quale dal Bulicame esce ruscello. Viterbo nella Divina Commedia”. Relatore, ancora una volta, il professor Gianluca Zappa, che alla sua profonda conoscenza del territorio unisce sapientemente innate qualità di narratore.

Nella Divina Commedia, i riferimenti a personaggi e a luoghi del periodo in cui Dante visse non mancano.

Anche la Tuscia è stata ben rappresentata attraverso personaggi di spessore e luoghi interessanti. Il sommo poeta cita grandi personaggi originari della provincia di Viterbo, come San Bonaventura da Bagnoregio, ma si sofferma soprattutto su fatti avvenuti nel capoluogo. Particolarmente noto è il passaggio in cui ricorda la morte di Enrico di Cornovaglia, nipote di Enrico III d’Inghilterra, ucciso nel 1271 da Guido di Montfort, luogotenente di Carlo d’Angiò nel centro Italia, nella chiesa di San Silvestro in Piazza del Gesù a Viterbo. Dante cita Guido, naturalmente nell’Inferno (ove scorre il Flegetonte che viene paragonato al Bulicame, la celebre sorgente termale di Viterbo), tra gli assassini, testimoniando quanto questo evento sconvolse l’opinione pubblica del tempo, in un periodo caratterizzato dal lunghissimo conclave in c orso nel Palazzo dei Papi.

Anche un grande ecclesiastico, protagonista soprattutto di rivolgimenti politici nella città di Pisa e sepolto a Viterbo, è ricordato da Dante: si tratta di Ruggieri degli Ubaldini che riuscì, con abili manovre politiche e qualche tradimento, ad eliminare i capi guelfi della città Toscana e, in particolare, Ugolino della Gherardesca. Dante non è generoso nemmeno con lui collocandolo nell’Inferno tra i traditori.

Non mancano, infine, i pontefici citati nella Divina Commedia. Tra quelli che abitarono nella sede di Viterbo o vi furono sepolti, in particolare, Dante ne nomina cinque: Clemente IV, in merito alla morte di Manfredi; Nicola III, posto tra i simoniaci; Adriano V è collocato, invece, tra gli avari ed i prodighi; Martino IV è ricordato nel Purgatorio tra i golosi a causa della nota passione per le anguille del lago di Bolsena (“ebbe la Chiesa in su le braccia e purga per digiuno le anguille di Bolsena e la Vernaccia”). Il solo pontefice verso il quale Dante dimostra una certa benevolenza è Giovanni XXI collocato nel Paradiso tra i sapienti grazie alle sue opere teologiche. E’ stato l’unico papa portoghese della storia, a cui è intitolata una delle maggiori vie di Lisbona.

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