«La notizia che un detenuto della Casa Circondariale di Viterbo abbia ucciso il suo compagno di cella ha lasciato tutti sgomenti perché la morte di un uomo, che sia esso detenuto o meno, lascia sempre l’amaro in bocca, ancor più se ciò avviene con le brutali modalità con cui è avvenuto l’evento nel carcere di Viterbo.

Ciò che lascia ancor più sgomenti è la consueta tempistica utilizzata dal capo del DAP nel volere cercare a tutti i costi responsabilità in capo alla Polizia Penitenziaria.

È di ieri infatti la notizia ufficiale che il Dott. BASENTINI ha esplicitamente chiesto tutte le annotazioni di servizio per mettersi subito alla spasmodica ricerca di responsabilità da scaricare sulla Polizia Penitenziaria.

Orbene, – si legge in una nota del Sindacato di Polizia Penitenziaria Segreteria Generale – NOI, a questo gioco che cerca di criminalizzare a tutti i costi la POLIZIA PENITENZIARIA, non ci stiamo, non lo ammettiamo e affermiamo forte tutto il nostro dissenso. Esimio Dott. BASENTINI, ci sentiamo di dir che forse le responsabilità andrebbero ricercate altrove e, più precisamente, in tutti quei politici e quei burocrati dell’Amministrazione Penitenziaria, che tanto si sono adoperati affinché strutture come gli O.P.G. venissero frettolosamente chiuse, per pulirsi le coscienze e per accontentare i diktat europei. Questi sono i risultati di scelte scellerate; pazzi criminali costretti a condividere spazi e celle con persone più o meno normali.

Cosa vuole che accada, se dopo la chiusura degli OPG, tutti i detenuti malati o disturbati mentalmente sono stati scaricati in comuni Case Circondariali, dove non vi sono le giuste condizioni per detenerli e curarli, dove non vi è presenza di personale specializzato, dove sono stati abbandonati alle sole cure della Polizia Penitenziaria?

Esimessimo Dott. BASENTINI, ricerchi lì le responsabilità e, per una volta, dimostri di essere il Capo della Polizia Penitenziaria e faccia valere anche per questo glorioso Corpo e per i suoi appartenenti il principio della non colpevolezza evitando di dare corso, come accaduto per il caso di Campobasso, ad una ingiustificata caccia alle streghe».