Con la recente sentenza del Tribunale di Viterbo, sono assolti soggetti imputati di reati in materia di beni culturali ed altri illeciti ed afferenti alla nota vicenda relativa agli affreschi di Palazzo Spreca.
«L’assoluzione – precisa una nota della Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Viterbo – ha comportato, come ovvia conseguenza, il provvedimento di restituzione di quanto in sequestro al proprietario, provvedimento che, ovviamente, verrà eseguito in tempi brevi.

Va, però, precisato che ogni provvedimento di dissequestro di beni di qualsiasi natura può essere eseguito solo attraverso la Polizia Giudiziaria, che dovrà verbalizzare, così come fece al momento del sequestro, le modalità del dissequestro, identificando il precedente custode ed il soggetto che ha diritto alla restituzione.

Ovviamente, se sui beni sono stati posti dei vincoli o prescrizioni da Autorità pubbliche a ciò legittimate, la Polizia Giudiziaria operante dovrà accertarne, al momento della restituzione, che gli stessi siano conosciuti dal soggetto che vanta il diritto al dissequestro: le procedure ora indicate dovranno essere verbalizzate formalmente.

Passando al caso specifico, quindi, il dissequestro degli affreschi e degli altri beni non potrà mai avvenire attraverso un contatto diretto tra il precedente custode ed il proprietario, oggi assolto dalle imputazioni, ma dovrà intervenire un organo di P.G. che la Procura della Repubblica ha individuato nel Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Roma (T.P.C.) che, procedendo materialmente ad eseguire l’ordine del Tribunale, verbalizzerà le operazioni di dissequestro, previo controllo della conoscenza dei vincoli che nell’anno 2017 sono stati posti sui beni dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, soggetto pubblico che potrà impartire ulteriori obblighi al proprietario per garantire il primario interesse alla buona conservazione e salvaguardia dei beni ricompreso nel patrimonio culturale italiano, affinché gli stessi non si deteriorino in futuro.

Va precisato che, tra i vicoli posti dalla competente Soprintendenza e disciplinati dalle disposizioni di tutela previste dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (D. Lgs. 42/2004 e s.i.m.), è vietata l’uscita definitiva dal territorio nazionale delle opere d’arte dichiarate di interesse culturale».

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