VITERBO – “Nessuno tocchi i nostri animali”. Quando nei giorni scorsi una cara amica mi ha comunicato questa ennesima atrocità, ho cercato fortemente di credere che si trattasse solo dell’ennesima bufala esplosiva da social network. Ma purtroppo stavolta sembra non sia così. Equitalia, dopo una triste anticipazione ad opera un ufficiale giudiziario intervistato nella trasmissione  di Raitre “Ballarò” il 16 aprile 2014, ha aggiunto ora nella lista degli “oggetti” da sequestrare in caso di riscossione coattiva, anche “quello” che per molti rappresenta il migliore amico, per alcuni un “fratello”, per altri un “figlio” e, per altri ancora, ultimi in lista ma non certo ultimi, un mezzo di vitale sostentamento: in una sola parola……il nostro cane.

 

Equiparando un cane ad un televisore, un frigorifero o ad una automobile, si vanifica in pochi attimi in modo disastroso, il lavoro svolto in 20 anni da parte di associazioni, animalisti, politici dotati di un briciolo d’anima e quanti lottano ed hanno lottato affinchè il cane divenisse non più un mero strumento di lavoro o un parassita della società, ma realmente ed oggettivamente considerato per ciò che realmente rappresenta: una meravigliosa creatura della natura capace di donare un amore incondizionato. Tecnicamente quindi, Equitalia può sequestrare i nostri cani, poiché da essa considerati fonte di reddito (???).

 

Unica chances dalla parte dei possessori di cani, che nel nostro paese ammontano al 58% degli abitanti, per combattere questa follia, sembrerebbe trovarsi all’interno della nostra complicata legislatura: per il codice civile, gli animali sono “res”, al pari di un’auto o di un vestito e non detentori di diritti o sentimenti, ma siccome una cosa, per essere pignorata, deve essere “valutabile” e di certo non si può assegnare un valore economico a un animale domestico, (mentre invece risulta possibile per gli animali da stalla, ad esempio, come le mucche) poiché il suo valore è esclusivamente affettivo, diventa assai difficile per il sequestrante intraprendere una via amministrativa fattibile, ed il pignoramento dovrebbe divenire possibile di fatto solo sulla carta.

 

Ma in generale, semmai accadesse, lo sventurato che si vede sequestrare il proprio cane, può solo avanzare opposizione basandosi sulla “ritorsione d’affetto” che vieta ad un ufficiale giudiziario di pignorare tutte quelle ‘cose’ che possano avere un valore affettivo (come ad esempio le fedi nuziali o gli oggetti sacri) per evitare che l’azione di pignoramento si trasformi in una sorta di ritorsione psicologica sul debitore.

 

Non nutriamo dubbio alcuno, che una volta all’analisi degli addetti ai lavori, questo flebile impedimento amministrativo, verrà agevolmente superato per mezzo di un piccolo emendamento aggiustativo, che impedirà a chiunque di poterne fare uso. Ci sia legittimamente pertanto consentito di preoccuparci oltremodo, in quanto, una volta che vedremo superato, nel bene o nel male, questo angoscioso ed imbarazzante “orrendo scalino amministrativo”, quanto tempo poi potrebbe trascorrere per subire inermi l’apoteosi della follia politica, ovvero il sequestro cautelativo dei nostri stessi figli a fronte di una multa per divieto di sosta non pagata?”

 

Leonardo De Angeli

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