VITERBO – “Per raggiungere quegli obiettivi fondamentali per il superamento della visione di Stato-Nazione occorre un grimaldello che, nel rispetto del sistema istituzionale, permetta ai cittadini di essere artefici del proprio destino. Il grimaldello si chiama sussidiarietà.

 

La sussidiarietà è un principio intorno al quale possiamo costruire un liberalesimo sociale che sottragga l’Europa e l’Italia dalle oscillazioni tra il nazional-dirigismo di stampo francese, la socialdemocrazia di stampo tedesco e il nazional-liberismo di stampo anglosassone. In primo luogo è di primaria importanza sottrarre definitivamente il nostro Paese dal suo modello: forma composita di dirigismo-sindacal-centrista e spontaneismo.

 

Tutto questo senza cadere in confuse forme di neo-centralismo federalista o di anarco-federalismo per quel che attiene i rapporti tra Regioni e Stato; o, ancora, di dirigismo-liberismo per ciò che attiene i rapporti con il mercato. Si diceva dunque sussidiarietà: strumento usato per rimuovere quelle incrostazioni persistenti nel sistema Italia, analizzandolo secondo le coordinate verticale ed orizzontale. La sussidiarietà verticale coinvolge l’Unione Europea, lo Stato e le Regioni, nell’ambito della ripartizione dei poteri tra soggetti istituzionali che esprimono diversi livelli di governo e la definizione degli ambiti di sovranità, competenze territoriali e funzionali, tra i tre poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. La sussidiarietà verticale implica gerarchia nell’autonomia.

 

La sussidiarietà orizzontale viene intesa anche nella sua valenza regolatrice dei rapporti tra Stato, società e mercato; si fonda sul liberalesimo sociale e si basa su due principi fondamentali: la ripartizione delle funzioni tra diversi soggetti politici, sociali, economici dotati di propria autonomia e i poteri istituzionali che non possono alterare le autonomie dei soggetti sociali ed economici. Ovvero i poteri istituzionali devono promuovere il coinvolgimento, la responsabilità, l’imprenditorialità dei soggetti sociali ed economici. Il termine orizzontale non implica gerarchia ma allineamento.

 

Per capire le potenzialità della sussidiarietà nell’ambito UE occorre evitare di trattarla come una regola operativa e leggerla nella visione etico-politica portata avanti dall’economista Jaques Delors. Il politico francese, infatti, nel 1991 evidenziò come il principio di sussidiarietà si applichi a due differenti ordini di problemi: da un lato delimitando la sfera privata da quella dello Stato e del pubblico; dall’altro la ripartizione dei compiti tra i differenti livelli di poteri pubblici. Delors arrivò alla conclusione che la sussidiarietà non solo rappresenti un limite all’intervento di una autorità superiore nei confronti di una persona o di una comunità quando queste abbiano la capacità di azione autonoma; ma che sia anche obbligo per tale autorità d’agire nei confronti di tali soggetti offrendo gli strumenti per realizzarli, in quanto la sussidiarietà si caratterizza nella funzione di tutela della dignità e responsabilità degli individui.

 

Questa interpretazione si ricollega da un lato al principio che promuove la libertà e l’autonomia della persona, nonché quella dei soggetti organizzati, delimitando la sfera dell’intervento pubblico; dall’altro alla ripartizione dei poteri tra i diversi livelli di governo”.

 

Stefano Signori (foto)
Presidente Confartigianato Viterbo

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