VITERBO – La figura artistica di Pietro Vanni (1845-1905) – commentata con asciutta obiettività da Marco Zappa, artista e docente alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano – è stato il tema conclusivo, domenica scorsa nella chiesa di San Lazzaro, di un trittico di manifestazioni nel cimitero monumentale di Viterbo promosso dal Touring Club Italiano, guidato da Vincenzo Ceniti, in collaborazione con il Comune.

Dopo l’esecuzione il 21 giugno della “Messa di Requiem” di Mozart e la visita “raccontata” di Antonello Ricci tra i sepolcri del Pincetto l’8 ottobre, con stacchi di teatro dialettale di Pietro Benedetti, ecco dunque l’incontro a dir poco inedito (se non altro per lo scenario in cui si è svolto) con uno dei pittori più talentuosi del panorama viterbese del XIX sec., un periodo foriero di grandi innovazioni cui la nostra città ha offerto, in verità, contributi solo sporadici specialmente in campo artistico.

Vanni dopo una gioventù di grandi tensioni emotive segnate dal grande amore per Emilia Moretti, la sua perdita prematura e la morte del padre e della madre, trova nell’arte e soprattutto nella pittura una sponda di rigenerante gratificazione, in seguito sostenuta anche dal matrimonio con le vedova Calabresi, Angela Bevilacqua. Le sue opere, osserva Zappa, seppur imbrigliate nei canoni accademici del tempo assorbiti a piene mani dal suo mentore Cesare Maccari, gli consentono tuttavia, grazie all’innato talento, di palesare una forte personalità che tocca momenti di intensa espressione nella “Peste di Siena” (purtroppo perduta) , nell’Odalisca” (collezione privata) e nella “Madonna dei gigli” (Prefettura di Viterbo).

Nella stagione più matura, di fine secolo, riesce anche a far sue – come accade in taluni affreschi della chiesa di San Lazzaro – alcune tendenze innovative del Simbolismo con risultati sorprendenti specialmente nella “Resurrezione delle anime” e nella “Resurrezione di Lazzaro”. Zappa rende la descrizione dei dipinti più surreale aggiungendo come sottofondo musicale un frammento del Tannhauser di Wagner.

Di grande vigore i “Funerali di Raffaello” (oggi ai musei Vaticani) dove Vanni è alle prese con una grande composizione scenografica che doveva rappresentare l’apice della sua carriera, ma l’opera per le dimensioni e forse per la tematica non partecipò all’esposizione di Parigi e questo fu motivo di grande delusione per l’artista viterbese.

Al termine della conferenza, il sindaco di Viterbo Leonardo Michelini, attento uditore della narrazione di Zappa, ricorda che il Comune sta pensando ad una mostra, dopo alcuni decenni da quella organizzata nel 1979, per onorare Pietro Vanni ed i suoi contributi offerti all’immagine culturale della città. Il materiale non manca. Oltre alle opere citate, ricordiamo la “Decollazione del Battista” (Santuario della Quercia), la copia dello “Sposalizio della Vergine”(Palazzo dei Priori), il “Transito di San Giuseppe” (chiesa di San Giovanni a Bagnaia) e il “Cristo deposto” (museo del Colle del Duolo).

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