VITERBO – Sono 49 le donne vittime di violenza che si sono rivolte allo sportello Non aver paura, attivo dallo scorso otto di marzo presso il pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle.

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la Asl di Viterbo rende pubblici i dati relativi a Non aver paura, il percorso di assistenza alle vittime di violenza e di maltrattamento, attivato dall’azienda sanitaria locale all’interno della rete locale di intervento, costituita dalle principali istituzioni della provincia.

Il percorso comprende uno spazio riservato al Pronto soccorso di Belcolle nel quale una equipe di professionisti accoglie la donna che ha subito violenza. Dei 49 “codici rosa” registrati presso il complesso ospedaliero viterbese l’80% ha riguardato casi di violenza fisica, il 10% di violenza sessuale e sempre il 10% di violenza psicologica. Per tutti è intervenuta l’equipe multidisciplinare (attiva 24 ore per sette giorni) costituita da un medico di pronto soccorso, uno psicologo e un infermiere dedicato che ricopre il ruolo di case manager del percorso. In caso di violenza sessuale l’equipe viene integrata dal medico ginecologo.

Superata la fase acuta di accoglienza, tutte le donne vengono invitate dal servizio di Psicologia e dai servizi territoriali a un follow up dopo 15 giorni. Il percorso Non aver paura garantisce, inoltre, un punto di accesso anche attraverso i consultori, il servizio di assistenza sociale dei Punti unici di accesso e una linea telefonica dedicata, con il numero 3440522417, attiva tutti i giorni, compresi i festivi, dalle ore 8 alle 20.

“Oltre al percorso per le donne vittime di violenza – commenta il direttore generale della Asl, Daniela Donetti – dal primo di giugno di quest’anno ne abbiamo attivato uno analogo per i minori vittime di abusi e di maltrattamenti che, fino ad oggi, ha registrato 6 casi di violenza. Il minore, dopo un triage presso il pronto soccorso, viene accolto presso la Pediatria di Belcolle con l’immediata attivazione dell’equipe multidisciplinare costituta da un medico pediatra, che è il case manager, da uno psicologo e da un infermiere pediatrico. I dati che stiamo diffondendo per entrambi i percorsi, confermano quanto sia forte la necessità di fornire al territorio una presenza qualificata di operatori adeguatamente formati e di garantire un impegno corale che veda coinvolte le istituzioni della Tuscia e le associazioni di volontariato attive in questo specifico ambito. È un lavoro di confronto continuo che stiamo mettendo in campo, perché, se il percorso intrapreso è indubbiamente quello giusto, sappiamo che c’è ancora molto da lavorare per migliorare i processi e i percorsi attivati. Insieme possiamo e dobbiamo offrire una presa in carico adeguata a tutte le vittime di violenza e di abusi della nostra provincia”.

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