“La sindaca Frontini – scrive il comitato NON CE LA BEVIAMO – ha tenuto fede agli impegni  presi nel primo Consiglio Comunale del suo mandato e coordinandosi con i Comuni di Tarquinia,  Monte Romano, Vasanello e Soriano ha presentato ricorso al TAR contro la delibera dell’Assemblea dei soci dell’ATO 1 dello scorso mese di giugno che permette di trasformare la società Talete da pubblica a mista pubblico-privato, attraverso la cessione del 40% delle quote a un partner industriale privato. Un partner che ha già un nome e un cognome e che, con tutta probabilità,  si chiama ACEA, società di cui conosciamo la storia di pessima gestione degli acquedotti e di incauta utilizzazione  delle risorse naturali, a partire da quelle del lago di Bracciano, vicenda per la quale la Società è stata chiamata a rispondere giudiziariamente di “Disastro ambientale aggravato”: 

Come Comitato da sempre schierato a difesa dell’acqua pubblica non possiamo che esprimere soddisfazione e sostegno all’azione dei sindaci e dei Consigli Comunali che hanno scelto di ricorrere contro una decisione adottata in tutta fretta proprio alla vigilia delle passate elezioni amministrative, quando il Comune di Viterbo, socio di maggioranza, era ancora commissariato e non partecipò alla votazione. Ci sembra un atto importante che, al di là del suo esito, testimonia la volontà politica di queste amministrazioni di sottolineare l’importanza della  gestione pubblica un bene primario, indispensabile a tutti, come l’acqua. 

Le risorse idriche sono un bene prezioso e di disponibilità limitata che non devono e non possono essere oggetto di speculazione e di profitto. Devono essere gestite nell’esclusivo interesse delle popolazioni e dei territori che ne sono fruitori e tenute al riparo dai giochi del mercato dei privati e delle borse. L’acqua non è una merce, è un diritto universale, e come tale deve essere trattata.

Nella decisione dei Comuni di fare ricorso contro la privatizzazione di Talete noi leggiamo una conferma e un incoraggiamento a proseguire nella nostra battaglia per l’acqua pubblica, in sintonia con la volontà della popolazione italiana che si espresse in modo plebiscitario nel referendum del 2011 contro la gestione privata. 

Non possiamo sapere ad oggi quale sarà l’esito del ricorso dei Comuni al TAR. Come sappiamo, a livello giuridico entrano in gioco tecnicismi e formalismi che non sono facilmente prevedibili. Una cosa però la sappiamo e per noi è certa. L’acqua pubblica è un valore in sé.  È un principio di civiltà che come Comitato continueremo ad affermare anche di fronte a una decisione del Tribunale Amministrativo sfavorevole ai Comuni ricorrenti. Quindi la speranza è che il ricorso possa essere accolto, ma un suo eventuale rigetto non porrà certamente fine alla nostra azione di tutela di un diritto che riteniamo inalienabile e non svendibile a chicchesia”.  

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