E’ stata presentata nella Sala Consigliare di Palazzo dei Priori la seconda edizione del concorso “La léngua vitorbese”, un concorso a due risvolti uno per gli alunni delle scuole ed uno rivolto ai poeti avente per tema Viterbo.

Presenti l’Assessore Laura Allegrini in rappresentanza del sindaco, il presidente della Fondazione Carivit Marco Lazzari( che ha sovvenzionato la bella iniziativa), Massimo Mecarini presidente del Sodalizio Facchini Santa Rosa, e Stelvio Celestini per Tuscia Dialettale, Antonello Ricci per la Banda del Racconto e nima della manifestazione. Erano presenti anche le maestre degli Istituti Comprensivi Carmine, Fantappié e Vanni.

Assenti giustificate le maestre Zadro e Stefanini (gli alunni di quest’ultima hanno fatto man bassa di premi nella passata edizione del premio) perché impegnate in una particolare esercitazione di evacuazione in caso di calamità alla Canevari, che hanno inviato al comitato organizzatore una lettera significativa, affermando che il dialetto fa parte del bagaglio culturale che ognuno di noi porta con sè, è l’espressione profonda di un popolo, l’inevitabile segno che ci fa dire che apparteniamo ad un certo luogo, ad un certo tempo, che ci identifica. Per gli alunni dell’I.C. Canevari – hanno sottolineato le maestre- , lo scorso anno, la conoscenza della “lengua vetorbese” ha rappresentato un viaggio nel passato, nelle tradizioni locali, nell’anima e nel cuore della nostra città.

Prima di scrivere le poesie in dialetto, i bambini sono andati a conoscere chi, quel dialetto, lo parla e lo vive da anni: hanno intervistato gli anziani di Pianoscarano, hanno visitato vicoli e piazze del quartiere, si sono immersi nella vita di una volta, nelle tradizioni, nel folklore, nel vero cuore pulsante della nostra Viterbo.

Hanno recitato le poesie di Edilio Mecarini, di Emilio Maggini, dei grandi poeti dialettali, alla festa del vino di Pianoscarano; hanno vissuto il Palio delle botti e sentito il profumo del pane appena cotto nei forni a legna.

Hanno impastato quel pane, cucinato l’acquacotta, ascoltato i racconti sui personaggi viterbesi di un tempo. La poesia in dialetto è vita, è storia, è creatività. Proprio grazie alla fantasia dei bambini, Dante, lo scorso anno, è tornato a Viterbo, dopo tanti secoli e ha trovato un quartiere meraviglioso, Pianoscarano, dove ha deciso di fermarsi per sempre, con la sua Beatrice e con Virgilio.

Sempre grazie alla fantasia e all’osservazione diretta, un bruco, divenuto farfalla, in una classe con molti alunni stranieri, ha permesso ai bimbi di comporre una poesia dialettale bellissima. Gli alunni delle quarte dello scorso anno, anche grazie al concorso, lavorando per gruppi e singolarmente, hanno conosciuto e amato la lingua dei nonni, hanno approfondito tematiche storiche, letterarie, culturali, hanno socializzato e si sono divertiti, fra una rima e l’altra, a comporre versi e strofe.

Hanno anche recitato i testi poetici scritti da loro, in viterbese, al teatro, accanto ai poeti della Tuscia dialettale, che li hanno amorevolmente guidati alla scoperta della nostra lingua. Non dimenticheranno più questa esperienza, perchè li ha aiutati a crescere. È nei loro cuori, oltre che nei bellissimi libretti che hanno realizzato. Conoscere il passato significa capire il presente e costruire tutti insieme un futuro migliore per la nostra Viterbo, perchè ogni città ha un’anima che può e deve continuare a vivere nell’entusiasmo dei giovani.

Finchè ci saranno poesie, racconti, amore per la storia, per il dialetto e le tradizioni, Viterbo sarà viva.

Il bando per le scuole è online a questo indirizzo di http://www.ghaleb.it/Eventi_2018_10_01.htm”

Giancarlo De Zanet

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