VITERBO – Nella giornata del 21 dicembre u.s., nell’ambito del potenziamento dei servizi di controllo e verifica delle infrazioni al Codice della Strada predisposti durante il periodo natalizio, personale dipendente la Sezione Polizia Stradale di Viterbo fermava sulla Cassia un autoarticolato di proprietà di una società viterbese.

Gli agenti, insospettiti dalle incongruenze relative ai tempi di guida e di riposo, nonché dalle velocità anomale registrate dal cronotachigrafo, la cosiddetta “scatola nera” dei TIR, procedevano ad un controllo più approfondito del mezzo. Si accertava, dopo complesse verifiche tecniche, che il “tarocco” consisteva nella modifica interna al sensore di movimento tramite l’applicazione di un microchip; contemporaneamente, sul cruscotto era stata installata una centralina collegata al tachigrafo, composta da una scheda elettronica e due relais, attivabile attraverso una piccola calamita a chiodo, posta sul retro di una apparentemente innocua vaschetta porta-oggetti, per mezzo di un contatto magnetico “a chiusura”.

In sostanza, il conducente, attivando il contatto, escludeva il sensore principale utilizzando quello “fantasma”; in tal modo, di fatto il veicolo, seppur in marcia, risultava sulla memoria di massa del cronotachigrafo fermo.

Si tratta di uno stratagemma di nuova generazione e concezione, mai prima d’ora rintracciato nel viterbese ed anche in altre realtà italiane.

Questo espediente crea gravi pericoli alla circolazione perché, da un lato consente al conducente di poter guidare per molte ore senza riposarsi, visto che la calamita altera le registrazioni dei tempi di guida e di riposo, certificati dal tachigrafo digitale e dall’altro rende inefficiente il sistema frenante ABS del medesimo mezzo.

Gli operatori di polizia, pertanto, dopo aver accertato la manomissione, hanno elevato nei confronti dell’autista del camion una sanzione pari ad euro 1.960, gli hanno sospeso la patente di guida e lo hanno denunciato all’A.G.

Le pattuglie della Polizia Stradale sono costantemente impegnate nel controllo di quei “mezzi pesanti” che possono causare pericolo per la circolazione stradale e che possono dar luogo a situazioni di “concorrenza sleale” a danno di altre ditte di trasporto che, invece, rispettano le regole.

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