«Desideriamo esprimere le nostre più sentite congratulazioni a Matteo Jarno Santoni, per essere riuscito a realizzare e pubblicare un’opera completa in merito alla storia della gloriosa “Ferrovia Elettrica Roma-Civita Castellana-Viterbo, questo il titolo, correlata da documenti e immagini di assoluto valore». È quanto dichiara in una nota l’Associazione TrasportiAmo. «Il libro è editato da Calosci, casa editrice di Cortona specializzata in questo settore, e vede il contributo di persone qualificate, quali l’ing. Angelo Curci, già direttore della S.T.E.F.E.R., dell’A.Co.Tra.L. e di Met.Ro. S.p.A., l’ing. Vittorio Formigari, autore di varie pubblicazioni relative alla storia dei trasporti pubblici, e Giuseppe De Grisantis, attuale Direttore della Ferrovia-Museo della Stazione di Colonna».

«Con Matteo, studente viterbese di soli 17 anni, ci siamo confrontati durante la stesura della proposta d’orario riferita alla tratta Catalano-Viterbo, consegnata alla Regione Lazio e in Atac alla fine dello scorso aprile. Occasioni nelle quali è emersa la sua preparazione, non solo per ciò che concerne la Viterbo, e la sua spiccata capacità di ricercare, acquisire ed elaborare le informazioni, necessarie per ricostruire passo dopo passo le vicissitudini della nostra benamata linea. Un metodo di lavoro encomiabile, che rende quest’opera attendibile e interessante».

«Conoscere la storia e le peculiarità del tracciato, cogliendone gli aspetti naturalistici e le potenzialità turistiche, ci permette di capire il ruolo strategico che linea ricopre ancora oggi nella mobilità regionale e, in tal contesto, quanto siano determinanti gli interventi di ammodernamento nonché il passaggio dell’esercizio alla società Cotral. Restiamo convinti che in questa nuova stagione sia indispensabile ritagliare uno spazio al turismo ferroviario, strumento, sostenibile, attraverso il quale è possibile far conoscere le bellezze del territorio e creare indotto. Altro argomento che ci trova in sintonia con Matteo, al quale rinnoviamo i nostri complimenti, ricordando che non c’è futuro senza passato»