Non è più rimandabile affrontare il discorso della finta politica di decoro che investe il nostro Paese. Una politica che, come abbiamo denunciato fin dall’inizio, è soltanto repressione contro le proteste sociali e attacchi razzisti. Se pensiamo alla città di Viterbo, sono due anni che sentiamo grandi voci che si levano contro i migranti sia che gestiscano attività economiche sia che spostino panchine. Uno stratagemma che, non nostro dispiacere, attira molti consensi popolari, ma non risolve i problemi veri della città che mai vengono affrontati.

Le promesse della sinistra sono cadute nel vuoto, tanto che nulla è stato fatto per abbattere i decreti Sicurezza.
E’ tutt’ora in vigore infatti quella legislazione che impedisce qualsiasi canale di accesso alla regolarizzazione per chi giunge in Italia, limita pesantemente la libertà di manifestare, colpisce addirittura il diritto al soccorso in mare e inasprisce l’azione repressiva contro l’attivismo sociale.

L’ipocrisia con la quale l’attuale governo ha voluto dare un segnale di controtendenza si è rapidamente smontata da sola, di fronte ai numeri irrisori della falsa sanatoria voluta dalla ministra Bellanova.
Una sanatoria che doveva servire a garantire i raccolti, non certo ad aiutare le persone.
Un completo fallimento. Ricordiamo come nel territorio viterbese solo l’1% delle domande fatte abbiano riguardato il lavoro agricolo, il resto l’assistenza domiciliare.
Questo perché, per come è stata strutturata la sanatoria, non vi è alcun controllo fra la registrazione delle giornate e quelle veramente effettuate. Tanto che i lavoratori si trovano 4 giornate al mese e ne lavorano invece 30. Una condizione che già conoscono bene, essendo costretti a varie forme di lavoro grigio pur di aver il permesso di soggiorno.
A questo si aggiunge la difficoltà per i lavoratori di pagare la cifra iniziale di 500 euro, che ufficialmente invece sarebbe dovrebbe essere a carico dei datori.

Sembra esservi pochissimo interesse da parte della politica, anche quella locale, di risolvere la situazione.
Più volte Usb Viterbo ha esortato il Comune ad esporsi a favore dei lavoratori, legiferando sugli orari di apertura, stipulando un protocollo contro il lavoro nero e il mancato rispetto della salute e sicurezza.
L’unica risposta è stato il silenzio, nessuno si è presentato alle iniziative per denunciare i lavoratori uccisi dal proprio lavoro. Una tematica su cui invece l’Istituzione dovrebbe essere sempre presente con tutto il suo peso.

Questa volontà di mantenere nella totale insicurezza di diritti i lavoratori stranieri è l’altra faccia della medaglia della mancata approvazione di una legge sullo Ius Culturae, che preveda il riconoscimento della cittadinanza a chi è nato e/o cresciuto in Italia.

Non è un caso che in Italia si ripetano quotidianamente episodi di discriminazione e di violenza razzista. I razzismo è il motivo alla base di tre episodi di violenza su quattro. Senza contare che il massimo sfruttamento lavorativo si opera principalmente contro i lavoratori migranti che non possono far valere i loro diritti perché privi di permesso di soggiorno o comunque maggiormente ricattabili.
C’è un filo conduttore che lega la morte di Soumayla Sacko, attivista sindacale ucciso due anni fa, con l’omicidio del giovanissimo Willy Monteiro Duarte, assassinato il 6 settembre a Colleferro: la tolleranza verso il razzismo e verso il fascismo che sta imbarbarendo ogni settore della nostra società.
Per combattere tutto questo serve un piano di azione coerente ed una indicazione chiara delle priorità sulle quali chiamare all’azione ed all’iniziativa comuni.

Sabato 3 Ottobre
ore 10.00, Assemblea/convegno
via di Casal Bruciato 15, Csoa Intifada

ore 15.30, manifestazione Ius Culturae
piazza SS.Apostoli