Lavoratori e delegati del territorio saranno in piazza a Roma domani per respingere le riforme economiche del Governo

La manovra economica annunciata dal governo è l’ennesimo attacco alla classe lavoratrice e alle fasce più esposte della società.
L’abbattimento delle tasse, solo per fare un esempio, riguarderà solo stipendi medio-alti, la fascia di reddito più bassa continuerà a versare il 23%. Nessun piano è stato previsto per i grandi patrimoni né tantomeno per l’evasione fiscale.
Piovono fondi e agevolazioni per le imprese, che vengono usati solo per i profitti aziendali, non certo per assunzioni stabili o messa in sicurezza.
Solo nell’ultimo periodo, abbiamo avuto più di una prova, dall’ex Ilva alla Gkn per arrivare a Carrefour.

Grandi imprese che hanno beneficiato dei contributi statali e oggi annunciano dismissioni e delocalizzazioni.
Gli stipendi bassissimi e precari in cui siamo costretti ci impediscono troppe volte di accedere ai beni primari come le cure mediche, la scuola o la casa.
Se pensiamo solo al nostro territorio, il 70% dei lavoratori ha un contratto parte time. Vediamo un susseguirsi di assunzioni sotto cooperativa per le più svariate mansioni dall’addetto mensa, all’assistente scolastico, dalle pulizie al trasporto di persone con disabilità, fino al mondo del commercio. Qui ormai si assume quando dice bene come addetto alle vendite, altrimenti come promoter e merchandising, per poi essere impiegati in qualsiasi mansione serva all’azienda.

Ogni giorno vediamo contratti a 18 ore settimanali o tre ore al giorno per buste paga che non arrivano mai a mille euro e avvolte contano appena 150 euro.
Sono pochissime le situazioni in cui le tre ore sono effettivamente quelle svolte, di norma, veniamo costretti sul posto di lavoro almeno il doppio del tempo.
Il pagamento?
Si vedrà, quando c’è è in nero o pagato a mo’ di premio e trasferta senza alcun versamento di contributi senza la possibilità di accedere debitamente ai propri diritti come ferie, malattia o infortunio.

Le condizioni attuali sul posto di lavoro stanno rendendo impossibile sostenere le spese di un affitto o di un mutuo, ma le case popolari non bastano fra quelle già assegnate e quelle da ristrutturare o inspiegabilmente chiuse. Nella città di Viterbo, una volta fatta la domanda questa si perde nell’etere burocratico e, se va bene, viene lavorata e inserita nelle graduatorie dopo due anni.

Eppure niente è stato annunciato per rifinanziare l’edilizia pubblica, l’unica soluzione governativa è lo sblocco degli sgomberi perfino quelli per morosità incolpevole.

Domani saremo in piazza con tutte le sigle del sindacalismo di base e le realtà studentesche e di movimento per rispedire al mittente la manovra economica.
I fondi del Pnrr devono essere utilizzati per ridurre l’orario a parità di salario, diminuendo i carichi sui lavoratori.
Vogliamo un piano di investimento per l’edilizia pubblica e la salvaguardia ambientale dei territori.

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