L’Archeotuscia di Viterbo ha dato una spallata ai timori, ha rotto gli indugi e ieri ha riunito al Cedido la prima conferenza dal vivo dopo il Corona virus alla presenza di una trentina di soci e simpatizzanti ben distanziati e mascherati come decreto comanda.

Il presidente Luciano Proietti nel vantare il primato, ha presentato l’attività dell’associazione e una preziosa new entry, Giovanna Ottavianelli (archeologa esperta di epigrafi antiche), che sta lavorando a  Ferento su un tratto di basolato del decumano…

L’incontro si è risolto in un vivace e piacevole battibecco tra il giornalista Giuseppe Rescifina e il console Touring Vincenzo Ceniti su alcuni set cinematografici nella Tuscia e relativi contorni dell’accoppiata Fellini-Sordi, accomunati dallo stesso anno di nascita (1920) e quindi freschi di centenario                                                                                                                                     Si è ricordato che la prima volta fu col film “Luci del varietà” di Lattuada- Fellini con alcuni esterni girati a Capranica nel 1950. Attraverso le descrizioni di Ceniti si è rivista – anche con l’ausilio di alcune clip cinematografiche – una Viterbo anni Cinquanta-Sessanta  “fiera e sonnolenta” come la definì lo stesso Fellini.

Una città diversa da quella di oggi, ancora legata nel 1952 a sane atmosfere di Paese che Fellini andava cercando per i suoi Vitelloni, come definiva quei “disoccupati volontari della borghesia”. Non sapevamo che la trattoria dove i “quattro” mantenuti si incontrano con le ragazze a tarda notte era la saletta del ristorante Antico Angelo di piazza delle Erbe e che il teatro Unione dove si svolgeva il veglione di Carnevale era stato da poco riaperto dopo consistenti lavori di restauro a causa del bombardamenti. A conti fatti costerà al Comune del sindaco Felice Mignone 65 milioni di lire. Per fortuna che nella serata inaugurale di quel settembre 1952 il tenore Cesare Valletti (viterbese di adozione) si esibì gratuitamente nella Manon di Massenet.

Eppoi Ceniti ci sorprende quando ci svela di aver fatto parte, come comparsa, di quel gruppetto di monarchici che sosteneva la candidatura a sindaco di Otello Celletti nel “Vigile” di Alberto Sordi (1959). Emulando, così, il padre dello stesso presidente di Archeotuscia Proietti presente come comparsa nel film La Strada nella processione guidata addirittura dal vescovo di Bagnoregio Luigi Rosina. I trucchi per l’esibizione del “Matto” (Richard Basehart) sul filo teso sopra la piazzetta di San Donato a Civita di Bagnoregio (sempre della Strada), ce l’ha svelati Rescifina ricordando la presenza della controfigura Andrea Loreni, funambolo famoso. E ci ha anche ricordato che il motocarro di Zampanò è oggi custodito presso il Museo Taruffi di Bagnoregio.