Il 4 settembre è una data particolare per Viterbo e per i viterbesi. Si celebra la Festa di Santa Rosa, patrona della città. Una data che unisce. Una data che ci ricorda la devozione e la condivisione della fede cristiana. Una data che ci ricorda il profondo affetto per una comunità. Il 4 settembre soprattutto “semo tutti de’n sentimento”.

Era il lontano 1233 quando in quel di Viterbo veniva al mondo Rosa, Santa Rosa. Una giovane ragazza cagionevole che a seguito di una repentina e miracolosa guarigione volle esprimere la sua gratitudine diffondendo la parola di Dio per le strade viterbesi. Nel condividere con i concittadini la sua fede accadde un miracolo che non passò inosservato: durante una predica, davanti ad una folla immensa, dal momento che non tutti potevano vederla, si mise sopra un masso, che si sollevò da terra e restò li sopra, sollevata, fino alla fine della predica. Ma i viterbesi non le sono riconoscenti soltanto per averli avvicinati alla Chiesa e per altri miracoli personali, ma anche per un altro grande miracolo comunitario: aver liberato la città dalla pestilenza.

Oltre ai suoi miracoli Santa Rosa con il suo esempio in eredità ci ha lasciato il sentimento della gratitudine e la devozione alla fede religiosa, due grandi regali dal punto di vista psicologico.
Il primo lo possiamo considerare non soltanto un gesto altruistico quanto un arricchimento per se stessi: è quando siamo grati che apprezziamo il valore, è quando siamo grati che ci gustiamo quel che abbiamo, è quando siamo grati che ci viviamo maggiormente il presente.

La devozione è un’illusione, dice Freud, ma che riveste un profondo significato nell’esistenza umana, aggiunge Jung. E’ un’illusione volta a placare l’angoscia esistenziale dell’uomo, volta alla protezione contro le debolezze umane, volta a compensare il senso di impotenza infantile, volta all’incarnazione dei più profondi desideri del genere umano. La fede assume cosi un’importanza non solo spirituale.

Oltre alla consolazione e alla speranza verso il futuro ci aiuta nella costruzione della nostra identità personale e culturale; nello sviluppo di quello che in psicologia chiamiamo “coping” (l’insieme, cioè, dei meccanismi psicologici adattativi messi in atto per fronteggiare problemi, allo scopo di gestire, ridurre o tollerare stress e conflitti); ci aiuta nell’incremento della resilienza aiutandoci nel fronteggiare disagi, avversità e persino eventi traumatici; ci aiuta a dare un senso agli eventi, alle emozioni e ai sentimenti, alla nostra esistenza; ci apre alla riflessione.

L’essere credenti significa anche “fidarsi”.
L’affidare la propria fiducia a Santa Rosa per un viterbese assume un significato importante, generato dalla riconoscenza (non a caso il trasporto della macchina di Santa Rosa sta a simboleggiare la gratitudine e l’affetto per la protettrice viterbese), ma che va a coltivare soprattutto valori come l’impegno, l’appartenenza, l’unione e la speranza. Caratteristiche vitali per l’evoluzione di noi “esseri sociali”.

Dott.ssa Claudia Florea Psicologa Psicoterapeuta
Viterbo e Online
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