La Regione rispetti la legge nazionale, i cacciatori non autorizzati a uccisioni “selettive”

«L’ennesimo regalo al mondo venatorio, a cui non basta imbracciare i fucili ma che evidentemente vuole ottenere sempre maggiori possibilità di uccidere animali selvatici, con il pretesto di svolgere una funzione di controllo delle specie in presunto sovrannumero. Specie per le quali, è bene ricordarlo, non esistono censimenti ufficiali».

L’Enpa replica così al presidente dell’Atc 2 di Viterbo che sottolinea positivamente come il disciplinare della regione Lazio abbia previsto anche l’utilizzo dell’arco nelle operazioni di “controllo” faunistico degli ungulati.

Una pratica, questa, che secondo l’associazione è davvero sadica e crudele: se non muore subito, l’animale fugge via con gravi lesioni ed è condannato a una lunga agonia.

Sia la caccia, sia i tanto ostentati abbattimenti selettivi” non solo non hanno mai risolto nulla in oltre 25 anni di applicazione, ma non possono neanche essere affidate a cacciatori/selecontrollori perché la norma nazionale, la legge 157/92, non li include tra le figure autorizzate ad attuarli, ai sensi dell’art.19. oltretutto il mondo venatorio non ha interesse alcuno alla diminuzione del numero degli esemplari, perché così facendo ridurre le  possibilità di sparo.

«Sono ormai numerosissime le sentenze di consiglio di stato e della Corte Costituzionale che sottolineano gli abusi commessi dalle regioni, a partire dal sopra citato coinvolgimento illegittimo del mondo venatorio nella gestione faunistica. Peraltro – precisa Andrea Brutti, del’Ufficio Fauna Selvatica – tutte le sentenze in questione hanno chiarito come l’art. 19 della legge 157 del 1992 sulla protezione della fauna selvatica rimanga ancora inapplicato.

Infatti, esso prevede come misura prioritaria al fine di prevenire presunti danni causati dagli ungulati, l’applicazione tutti i metodi ecologici (dissuasori olfattivi, recinzioni, raccolta dei rifiuti nei centri urbani che attraggono gli animali, la messa in sicurezza delle strade), sistemi che da soli ridurrebbero, se non eliminerebbero del tutto possibili problemi di convivenza».

Recentemente, ricorda Enpa, abbiamo assistito alla condanna della Corte dei Conti di l’ex presidente della provincia di Bolzano e del direttore dell’ufficio caccia della medesima provincia al pagamento di centinaia di migliaia di euro per gli abusi commessi in materia venatoria. Sarebbe opportuno che i vertici politici della Regione Lazio tenessero nella dovuta non solo tale sentenza ma la volontà dei cittadini, stanchi di assistere a politiche di crudeltà e violenza contro gli animali e contro la nostra legge.

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