Luigi Tozzi, firmandosi pendolare di lungo corso, scrive una lettera aperta al Senatore Fusco e un appello a tutta la politica viterbese per un maggiore impegno verso il miglioramento dei trasporti ferroviari da e verso la città e la Provincia di Viterbo.

«Sono felice che dopo tanti anni un politico locale si interessi ai problemi dei pendolari viterbesi. Molte volte ho scritto lettere ai giornali ed provato a contattare i responsabili politici della città per chiedere aiuto, ma senza risultati, anzi vedendo peggiorare di giorno in giorno la situazione.

Il suo partito qualche anno fa aveva tra i suoi motti “Roma ladrona”. Magari fosse così per Viterbo! Magari si potesse parlare di ladrocinio come avvenne con le nostre campane comunali che ora si trovano sul Campidoglio!

Qui ci siamo proprio asserviti alle politiche regionali che tengono conto solo delle esigenze di Roma e della sua provincia. Le famose “cure del ferro” programmate ed attuate da tutte le giunte regionali hanno riguardato solo Roma.

E nessuna forza politica locale si è mai opposta o ha fatto qualcosa per evitarlo. Apprendo dalla stampa che avrà un incontro il 7 dicembre con FS e che già si paventa un diniego per “mancanza di soldi”.

Mi permetta di consigliarle di non credergli. Il problema non sono i soldi ma come è impostato l’orario delle corse. Quando nel 2001 iniziò la mia vita da pendolare il treno impiegava un ora e cinque minuti ad arrivare a Roma S. Pietro. Nel corso degli anni aumentò fino ad arrivare all’attuale ora e cinquanta (se va bene).

Questo perché il treno “diretto” (ora regionale veloce, che già fa ridere per l’uso di questo aggettivo) è stato fatto accodare sempre a quelli lenti che servivano Roma da Cesano ad Ostiense.

Un esempio glielo porto sull’attuale orario. Il treno delle 17.32 da Ostiense per Viterbo ha davanti a se i treni per Cesano delle 17.17, che facendo tutte le fermate fa da tappo pur partendo prima.

E che dire dei due che partono alle 17.37 e alle 17.50 che bloccano rispettivamente i “regionale veloce” delle 18.02?

Senza questi tappi il treno impiegherebbe almeno 20 minuti di meno. A questo si deve aggiungere che i vecchi diretti sono stati trasformati in locali da La Storta in poi fermandosi in tutte le stazioni della provincia romana e viterbese. Consideri che tra decelerazione fermata e nuova accelerazione il treno perde circa 5 minuti a fermata. I vecchi diretti si fermavano solo a Valle Aurelia, Cesano, Anguillara e Bracciano senza avere questo problema.

Come vede non si tratta di raddoppio della linea, o di sostituire gli scambi o altro che abbia un costo, ma solo di modificare gli orari in una forma che non sia solo “romanocentrica”.
Mi dirà, come mai nessuno ha mai voluto intervenire finora, se era così semplice? Mi sono fatto un’idea in questi anni. I voti nella Regione Lazio si prendono a Roma e a certi viterbesi non piace che i “romani” invadano di nuovo la nostra città, perché un treno che impiega un’ora ad arrivare a Roma da Viterbo questo potrebbe portare. E come saprà, certi equilibri non si possono rompere…

Spero che il suo partito riuscirà nell’impresa. Attendiamo fiduciosi!».

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