VITORCHIANO Il Comune di Vitorchiano informa che sono state inviate lettere a tutte le attività insistenti nel territorio comunale con il fine di effettuare un riscontro e censimento dei dati posseduti dall’ente e appurarne la veridicità; in particolare, i dati in parola riguardano gli operatori economici che, attraverso vari mezzi previsti dalla legge, pubblicizzano la propria attività sul territorio del Comune.

Tutto questo è finalizzato all’attuazione di quanto già disposto e normato in materia di imposta comunale sulla pubblicità dalla seguente normativa nazionale: D.Lgs. 15 Novembre 1993, n. 507. Legge 28 Dicembre 2001, n. 448 “Legge finanziaria 2002” Articolo 10. Legge 27 Febbraio 2002, n. 16, Art. 5 – bis. Legge 24 Aprile 2002, n. 75, Art. 2 – bis

Si rammenta che l’imposta comunale sulla pubblicità è stata istituita nel 1993 con il decreto legislativo 15 Novembre 1993, n. 507, pubblicato nella G.U. n. 288 del 30 dicembre 1992, S.O.. Non si tratta di nessuna nuova imposta istituita dall’amministrazione comunale, come grottescamente pensa qualche consigliere di minoranza, bensì di un tributo dovuto da venticinque anni.

Al momento, alle attività che hanno ricevuto una lettera in merito, è stato solo richiesto di verificare e confermare le informazioni e i dati raccolti in Comune, al fine di aggiornare la banca dati esistente e stabilire se qualcosa è dovuto e in quali termini; ovviamente questo è il momento per correggere dati e informazioni sbagliate segnalandole agli uffici. La comunicazione contiene altresì una simulazione del tributo annuo dovuto sulla base dei dati attualmente in possesso del Comune che nella maggior parte dei casi è pari a 11,362 euro. Ovviamente sulla base dei dati definitivi è intenzione dell’amministrazione lavorare per limitarne gli impatti con esenzioni e sgravi, dove possibile. L’Ufficio Accertamenti e’ a disposizione per qualsiasi chiarimento ed informazione in merito.

La comunicazione è stata inviata agli esercenti proprietari di insegne, vetrofanie o cartellonistica stradale che purtroppo, come vuole la legge nazionale, sono sottoposti a tassazione.

“Non esiste alcuna richiesta di pagamento – spiega la maggioranza consiliare – e gli uffici preposti, al momento, hanno solo demandato di confermare i dati in possesso del comune per potenziali imposte che, nel 60% dei casi, ammontano a meno di 20/30 euro annui. Curioso quindi l’atteggiamento dei consiglieri di minoranza che parlano di salasso e dichiarano che la giunta Grassotti ‘riesuma la tassa sulle insegne commerciali’, forse ignorando che dalla sua entrata in vigore questa imposta non è stata mai ‘sepolta’.

Cosa assurda, inoltre, appare la richiesta, che di fatto fa dell’opposizione, di non rispettare la legge puntando dritti all’inevitabile danno erariale. Ancora più grottesco l’atteggiamento di un ex sindaco, oggi consigliere di minoranza, che forse non si è mai accorto che questa imposta viene già pagata da alcune attività (e non a tutte), con atteggiamento discriminatorio nei confronti delle prime; noi reputiamo che le regole siano per tutti uguali, e che, sebbene possano essere ritenute ingiuste, tutti debbano rispettarle in attesa di modifiche da parte del legislatore nazionale”.

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