Lettera aperta al Ministro dei Trasporti

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VITERBO – “Le posizioni divergenti sulla scelta definitiva per la ultimazione della Trasversale, tornano a mettere al centro del dibattito l’importanza che riveste l’ascolto delle popolazioni nei sistemi democratici e questo potrebbe essere un bene per cambiare e cogliere l’opportunità, fermo restando che al termine della discussione spetta alle istituzioni la decisione finale.

 

Desideriamo contribuire, con questa nostra, affinché la riflessione dei poteri decisionali sia completa e non tralasci alcuni aspetti che riteniamo rilevanti. Vogliamo, cioè, porre in risalto la necessità di effettuare una seria programmazione dello sviluppo del territorio, che sappiamo avviene anche attraverso la creazione delle infrastrutture, che debbono però tener conto dell’impatto ambientale, dello sconvolgimento di zone vocate all’agricoltura, di siti archeologici ed infine dei costi ( cosa non di poco conto).

 

Questa è la questione di fondo, sottovalutata e disattesa, ed il risultato è stato quello che le decisioni sono apparse arroganti e deleterie per la convivenza democratica.

 

E’ mancata in effetti una vera analisi su costi e benefici che sarebbe stata possibile, ma si è ancora in tempo, se veramente si vuole il bene del territorio, attraverso una seria predisposizione della Matrice Multicriteri. Abbiamo aggiunto volutamente l’aggettivo seria perché riteniamo quella fatta dall’ANAS di parte e non esaustiva del problema, che è quello della creazione di sviluppo, tanto più necessario per il riequilibrio del territorio, di tutto il Centro Italia.

 

A nostro parere quindi sarebbe più che mai importante pensare al futuro, alla programmazione del territorio attraverso la mobilità tutta: stradale e ferroviaria. E’ una decisione importante e siccome crediamo nella democrazia invitiamo le istituzioni a cercare di comprendere le ragioni di tutti agricoltori, ambientalisti, comitati e cittadini, che vengono obbligati a dover scegliere il tracciato, tra i tre, che produce minor male.

 

La discussione sui tre tracciati, tutti di enorme sconvolgimento ambientale, dato che insistono sul territorio di Tarquinia, ricco di necropoli e di agricoltura produttiva, non ci ha appassionato fin dall’inizio.

 

La proposta che, a nostro parere, andrebbe presa in seria considerazione per la ultimazione della Trasversale è la quarta via indicata dai cittadini, dai comitati per la difesa della valle del Mignone, indicata ora anche dal Sindaco di Tarquinia e Presidente della Provincia Mauro Mazzola, dalla Federazione Partito Socialista Italiano di Viterbo, dal Movimento 5 Stelle regionale e cioè l’ampliamento e la messa in sicurezza dell’Aurelia bis e aggiungiamo la riapertura immediata della Ferrovia Civitavecchia Capranica Orte.

 

Questo anche in considerazione che il trasporto di merci sulle strade deve obbligatoriamente essere ridotto, fino ad essere eliminato. Ciò, come ben sappiamo, va a favore della sicurezza delle strade e a difesa dell’ambiente e della salute.

 

Perché allora ancora ci si attarda nel comprendere l’importanza delle riapertura della ferrovia Civitavecchia-Capranica-Orte, che tutti dicono utile in primo luogo per il trasporto merci, quindi viaggiatori e per il servizio turistico?

 

La ferrovia CCO è la soluzione più semplice e più valida del problema trasporto, perché unisce il Porto di Civitavecchia all’Interporto Centro Italia di Orte, unisce il Mar Tirreno ai Porti dell’Adriatico, si allaccia alla TEN T; perché i costi per il completo rifacimento, elettrificazione compresa, lo abbiamo dimostrato in molte occasioni e per ultima alla Commissione della Camera dei Deputati sono di circa 200, 250 milioni di euro.

 

I costi per la realizzazione della Trasversale stradale a quanto ammontano? I costi per il disastro ambientale che verrà prodotto, qualsiasi sia la scelta tra le tre vie colorate, a quanto ammonteranno?

 

Dai vertici mondiali e per ultimo dal summit di Parigi è scaturita la proposta di lavorare con urgenza per ridurre l’inquinamento atmosferico. L’Unione Europea ha emanato direttive che invitano gli Stati membri a trasferire le merci su ferrovia. L’Italia in questo momento trasporta solo il 7,8% delle merci ed è richiesto che entro il 2050 siano trasportate per ferrovia il 50% delle merci. Se non verrà raggiunto l’Italia sarà oggetto d’infrazione e quindi dovrà anche pagare penalità. Penalità che si sommano a quelle che l’inquinamento atmosferico produce e che aumenterà sensibilmente, con danni irreversibili all’ambiente, elevamento del livello dei mari e danni alla salute delle persone.

 

Va detta la parola basta alla realizzazione esclusiva di strade che aggravano questi problemi. Dobbiamo smetterla di consumare suolo.

 

Non diciamo nulla di nuovo sono parole pronunciate anche dal Ministro dei Trasporti Del Rio e dal vice Ministro Nencini che in varie occasioni hanno affermata la necessità tutta italiana di ritornare al ferro. Perché, allora, non si agisce di conseguenza? Perché le associazioni industriali e anche artigianali, sindacati e istituzioni non tengono conto di questo che ormai è un vero e proprio assunto?

 

Condividiamo totalmente la lotta del comitato per il diritto alla mobilità che indica le tre vie proposte (Verde, Blu, Viola), come dannose per il territorio. C’è da sempre una quarta via che ancora non si vuole percorrere ed è stata indicata decisamente dai cittadini che fanno parte del comitato, che vengono additati come coloro che non vogliono lo sviluppo. Di quale sviluppo si parla? Quello del consumo di suolo agricolo, per un vantaggio che alla prova sarà inesistente e dannoso alla salute? Uno qualsiasi dei tre tracciati, a nostro parere, è una scelta sbagliata. Scelte antieconomiche e anacronistiche. Per questo riteniamo che la scelta giusta per programmare lo sviluppo del territorio sia quella della sostenibilità ambientale”.

 

Raimondo Chiricozzi

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