Una notizia che sta facendo in poco tempo il giro del mondo: la collaborazione tra Ripple e MoneyGram non è l’unico successo della criptovaluta di questo anno. Nel mirino della società che controlla XRP vi è anche Bank of America, secondo ente finanziario americano dopo JPMorgan Chase.

Si tratta del tentativo di Ripple di insediarsi in pianta stabile al tavolo dei Big 4 della finanza americana, le banche considerate troppo grandi per poter fallire.

Momento di importanza storica in quanto potrebbe segnare la prima, più importante e significativa svolta delle autorità finanziarie tradizionali nei confronti delle criptovalute, vero e proprio coronamento del progetto originario di Satoshi Nakamoto.

Ben Melnicki: nuovo Americas Head of Regulatory Affairs di Ripple

Si tratta di un primo importantissimo passo: non solo Ripple ha stabilito una nuova sede a Washington, a pochi passi dalla SEC (Securities and Exchange Commission), ente federale statunitense preposto al controllo della borsa valori, ma ha anche assunto Ben Melnicki come nuovo curatore dei rapporti con le autorità statunitensi.

Ben Melnicki, precedentemente impiegato alla Bank of America come Director Swap Dealer Compliance, adesso si occuperà di promuovere la politica del Ripple in suolo americano.

MoneyGram: Ripple deve muoversi

Un segnale positivo per la compagnia, che fonda la fretta che stanno dimostrando nell’insediarsi sul suolo statunitense, viene da MoneyGram, attualmente il più grosso cliente che possono vantare.

Il colosso mondiale dei trasferimenti di denaro avrebbe, a fine ottobre, annunciato che Ripple deve muoversi ad estendere il piano ODL (On Demand Liquidity) a più mercati. Attualmente il ponte per le transazioni internazionali collega unicamente Messico e Filippine e Aurstralia e Brasile e non vi è dubbio che MoneyGram punti a maggiori collegamenti che comprendano anche gli USA.

Il leggero rimprovero fatto alla compagnia, tra l’altro, trova l’accordo anche della maggior parte degli investitori, estremamente scontenti per le politiche caute (in non pochi a definirle ignave) di Brad Galinghouse, CEO di Ripple.

A quanto pare è arrivato il momento che la crypto esca allo scoperto e riveli il suo potenziale.

Bank of America: prodotti realizzati su Ripple

La notizia definitiva circa il futuro roseo che attende il ripple (xrp) viene da Bank of America: non solo uno dei loro dipendenti di maggior prestigio è stato assunto dalla compagnia, ma la banca stessa si prepara al lancio di prodotti basati sul Ripple.

A confermarlo è stato il bando per l’assunzione di un Treasury Product Manager, la cui descrizione su LinkedIn, piattaforma impiegata per la proposta delle candidature. Il ruolo, infatti: «guiderà il team dedicato alla gestione di prodotti basati su Ripple, una soluzione che sfrutta i registri distribuiti per portare a termine pagamenti internazionali»

Si tratta di una notizia di estrema rilevanza, che potrebbe portare finalmente la cripto a sfondare l’attuale quotazione di circa 0,3 dollari entro l’inizio del 2020.

Investire in Ripple

In tutto ciò, gli investitori sono immediatamente corsi ai ripari, assicurando il proprio portafoglio di Ripple e continuando a investire sul titolo.

Tra le operazioni più consigliate vi è quella di ricorrere ai CFD Ripple: si tratta di strumenti finanziari che permettono di investire senza rischiare di rimanere delusi nel caso in cui la Ripple, compagnia che gestisce XRP, decidesse ancora una volta di ricorrere ad una svalutazione forzata della valuta digitale.

Che vi sia una crescita dell’asset è cosa certa, motivo per cui ricorrere a strumenti finanziari derivati risulterebbe essere la soluzione migliore. La guerra tra la community di investitori e il Consiglio di Amministrazione non è ancora terminata e nel mentre non è prudente ricorrere all’acquisto diretto della crypto, anche se questo riuscisse felicemente ad entrare nel mercato americano.