REGIONE – Il rinvio a fine anno dell’associazionismo obbligatorio sta producendo una vivacizzazione del dibattito sull’applicazione della legge Del Rio, spostando l’attenzione: sul governo del territorio e su tutti i soggetti coinvolti, piuttosto che soltanto sui cosiddetti Piccoli Comuni; sullo scarso ruolo delle Unioni di Comuni nel contenimento della spesa, dopo il rapporto della Corte dei Conti) mettendo in evidenza quello delle fusioni di Comuni e soprattutto l’inefficacia di ogni opzione obbligatoria; infine, maggiore novità,sul l’analisi del pessimo ruolo delle Regioni sia nel rapporto con il territorio, sia per l’inadeguatezza delle legislazioni attuative messe in campo.

 
Su quest’ultimo punto c’è da dire che il consolidarsi di un vero e protervio centralismo regionale, ha formato un collo di bottiglia, deleterio per la sussidiarietà verticale prevista dal legislatore del nuovo Titolo V Cost. del 2001. Pochissime le Regioni che hanno applicato gli artt. 4 e 5 del TUEL per la costituzione del Sistema Regionale delle Autonomie Locali, vero incontro istituzionale di livelli diversi e di scambio di prerogative e competenze, coprendosi con la foglia di fico dei Consigli delle Autonomie Locali (CAL).

 

Questi CAL, previsti dalla Costituzione, si sono rivelati quasi sempre, centri di sperpero di denaro e di tempo: sarebbe interessante un rapporto della Corte dei Conti sulle spese per dotazioni organiche, consulenze, pubblicazioni, convegni, studi e conferenze a fronte di qualche Kg. di pareri, raramente letti, e puntualmente ignorati dai Consiglieri Regionali.

 

Allora bisogna innovare introducendo, magari trasformando i CAL, il modello delle Conferenze (Stato – Città ed Unificata) anche a livello regionale. Del resto dopo la Del Rio, senza più Comunità montane e Province, la rappresentanza degli enti locali è in capo soltanto ai Comuni, quindi non è difficilissimo individuarla in quello che è l’associazionismo naturale costituito dagli ambiti provinciali con a capofila i Comuni Capoluogo e le Anci Regionali che raccolgono tutti i Comuni di un territorio regionale, cui venga però conferita personalità giuridica per operare istituzionalmente alla pari.

 

Questa dell’associazionismo naturale può essere la soluzione opportuna per le regioni che hanno migliaia di borghi e paesi, come il Piemonte e la Lombardia.

 

Una Conferenza, Regione – Anci Regionale, con i Capoluoghi di Provincia con prerogative su questioni di area vasta, servirebbe a delineare e governare un territorio che presenta 4 livelli d’intervento e competenza: Comuni singoli; Comuni Associati; Distretti Territoriali Ottimali; Ambiti Provinciali con a capofila i Comuni Capoluogo”.

 

Francesco Chiucchiurlotto
Vice Presidente ANCILAZIO

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