VITERBO – Con il contributo della Chiesa valdese e con i fondi dell’otto per mille apre il 1 dicembre, in via della Marrocca, 70 (vicino piazza Dante) il primo AlzhAuser Caffè a Viterbo.

Che cos’è e a chi si rivolge il progetto “AlzhAuser Caffè”?
l’attività del progetto Alzhauser Caffè, già sperimentato in altre realtà italiane, si dedica ad alleviare le problematiche che derivano dal deperimento delle facoltà psichiche causato dall’età avanzata o da altre patologie.

Tutto e tutti ci fanno credere che sarà molto frequentato, il nostro Caffé, soprattutto le famiglie ne richiedono al più presto l’apertura.

Siamo riusciti a trovare un locale centrale, facilmente raggiungibile con le caratteristiche più idonee possibili ad accogliere gli amici-malati che potranno trascorrere in compagnia dei Volontari Auser ore serene e divaganti, con grande sollievo dei loro “accompagnatori”. La cadenza settimanale è stata concordata per andare incontro alle varie esigenze.

In che modo affronta questo impegno?
Alzhauser Caffè presta gratuitamente la propria attività, sostenuto da un gruppo di volontari Auser appositamente preparati e dall’attività di una psicologa e una terapista occupazionale; a Viterbo per questo primo anno può ospitare 10 persone e consiste in

• un incontro settimanale di 3 ore, che si protrarrà per 10 mesi, in un ambiente il più possibile vicino a quello che può essere considerato una abitazione o un caffè per offrire al malato la possibilità di

sentirsi ok fra pari, continuando a fare, condividere, vivere

• uno sportello informativo per i familiari o i care givers offrirà ascolto e indicazioni sui servizi e le modalità di accesso.

Laboratorio AlzhAuser Caffè, ha l’obiettivo di consentire uno spazio di libertà a coloro che assistono un familiare affetto da morbo di Alzheimer o demenza senile e di dare possibilità agli assistiti di ritrovare, al di fuori degli stretti legami familiari, rapporti personali autonomi che si esprimono in attività singole e di gruppo.

La Asl e il Comune di Viterbo hanno concesso il loro patrocinio a questo progetto riconoscendo il valore che gli interventi del progetto rappresentano per la città di Viterbo e della loro utilità e hanno posto le basi per una proficua collaborazione.

L’associazione Alzheimer Ezio Ciatti ha apprezzato la proposta di Auser e ha iniziato una collaborazione operativa.

I costi diretti per l’assistenza superano gli 11 miliardi di euro, di cui il 73% è a carico delle famiglie. Sempre più informale e privata l’attività di cura e sorveglianza: nella metà dei casi se ne occupano i figli, il 38% ha il supporto di una badante

Il costo medio annuo per paziente è pari a 70.587 euro, comprensivo dei costi a carico del Servizio sanitario nazionale, di quelli che ricadono direttamente sulle famiglie e dei costi indiretti (gli oneri di assistenza che pesano sui caregiver, i mancati redditi da lavoro dei pazienti, ecc.).

L’età media dei malati di Alzheimer è di 78,8 anni (era di 77,8 anni nel 2006 e di 73,6 anni nel 1999). Il 72% dei malati è costituito da pensionati (22 punti percentuali in più rispetto al 2006). E sono invecchiati anche i caregiver impegnati nella loro assistenza: hanno mediamente 59,2 anni (avevano 54,8 anni nel 2006 e 53,3 anni nel 1999). Il caregiver dedica al malato di Alzheimer mediamente 4,4 ore al giorno di assistenza diretta e 10,8 ore di sorveglianza. Il 40% dei caregiver, pur essendo in età lavorativa, non lavora e rispetto a dieci anni fa tra loro è triplicata la percentuale dei disoccupati (il 10% nel 2015, il 3,2% nel 2006). Il 59,1% dei caregiver occupati segnala invece cambiamenti nella vita lavorativa, soprattutto le assenze ripetute (37,2%). Le donne occupate indicano più frequentemente di aver richiesto il part-time (26,9%). L’impegno del caregiver determina conseguenze anche sul suo stato di salute, in particolare tra le donne: l’80,3% accusa stanchezza, il 63,2% non dorme a sufficienza, il 45,3% afferma di soffrire di depressione, il 26,1% si ammala spesso.

Pur essendo sempre i figli dei malati a prevalere tra i caregiver, in particolare per le pazienti femmine (in questo caso i figli sono il 64,2% dei caregiver), negli ultimi anni nell’assistenza al malato sono aumentati i partner (sono passati dal 25,2% del totale del 2006 al 37% del 2015), soprattutto se il malato è maschio. Questo dato spiega anche l’aumento della quota di malati che vivono in casa propria, in particolare se soli con il coniuge (sono il 34,3% nel 2015, erano il 22,9% del 2006) o soli con la badante (aumentati dal 12,7% al 17,7%).

Nell’attività di cura del malato, i caregiver possono contare meno di un tempo sul supporto di altri familiari: nel 2015 vi fa affidamento il 48,6%, mentre nel 2006 era il 53,4%. La badante rimane una figura centrale dell’assistenza al malato di Alzheimer: ad essa fa ricorso complessivamente il 38% delle famiglie. La presenza di una badante ha un impatto significativo sulla disponibilità di tempo libero del caregiver. Se complessivamente il 47,8% dei caregiver segnala un aumento del tempo libero legato alla disponibilità di servizi e farmaci per l’Alzheimer, tra chi può contare sul supporto di una badante la percentuale cresce di oltre 20 punti percentuali (68,8%) e di circa 30 punti nel caso in cui il malato usufruisca della badante e di uno o più servizi (77,1%).

A formulare la diagnosi di Alzheimer è principalmente lo specialista pubblico (65,5%), in particolare un neurologo (nel 35,6% dei casi) o un geriatra (29,9%), e solo per il 13,4% è stato uno specialista privato. Nel tempo si è ridotta la percentuale di pazienti che hanno ricevuto la diagnosi da una Uva.

Diminuisce di 10 punti percentuali rispetto al 2006 il numero dei pazienti seguiti da una Uva o da un centro pubblico (56,6%). Quando la patologia è più grave il dato è ancora più basso (46%). Si abbassa leggermente anche la percentuale di pazienti che accedono ai farmaci specifici per l’Alzheimer: dal 59,9% al 56,1%. Ed è diminuito il ricorso a tutti i servizi per l’assistenza e la cura dei malati di Alzheimer: centri diurni (dal 24,9% al 12,5% dei malati), ricoveri in ospedale o in strutture riabilitative e assistenziali (dal 20,9% al 16,6%), assistenza domiciliare integrata e socio- privata: i malati che possono contare su una badante sono il 38%.

In che modo affronta questo impegno?
Alzhauser Caffè presta gratuitamente la propria attività, sostenuto da un gruppo di volontari Auser appositamente preparati e dall’attività di una psicologa e una terapista occupazionale;

Il progetto si propone di integrare l’offerta di interventi sociali e sanitari delle istituzioni con uno spazio di recupero di socialità ludico-ricreativo per recuperare momenti di “normalità” e prevenire l’aggravarsi della malattia.

È un mondo che invecchia e cresce l’impatto della malattia in termini di isolamento sociale. La famiglia è ancora il fulcro dell’assistenza, ma una rete integrata che accolga i malati di Alzheimer è auspicabile e necessaria ed è già nei nostri progetti.

Infatti il progressivo invecchiamento della popolazione ha comportato un aumento dei disturbi cognitivo-comportamentali di natura neurodegenerativa, destinati ad acquisire in futuro sempre più rilevanza. Tra le sindromi neuropsichiatriche più comuni vi sono le demenze: con una prevalenza del 5-8% negli over 65, colpiscono 1,2 milioni di italiani (nel Lazio circa 70.000, e, in circa il 15-25% dei casi, possono associarsi a depressione.  Nella presa in carico del malato di demenza, dal riconoscimento dei primi sintomi al trattamento a lungo termine, il Medico di famiglia è una figura cruciale all’interno della rete integrata di servizi sul territorio pertanto la loro collaborazione all’ideazione del Progetto è stata determinante.

Il laboratorio sarà attivo per l’intero arco dell’anno ( salvo i classici periodi festivi e tutto il mese di agosto) nella giornata di:
martedì (15.00 – 18.00)

Per informazioni generali contattateci alla sede Auser,
al n. 0761-353230 (dal lunedi al venerdi, 10-16), o al n. 3755135292, o via mail scrivendo a info@auserviterbo.it .

Chi siamo
Siamo un’associazione di volontariato ONLUS, parte della rete nazionale AUSER, il cui principale obiettivo è valorizzare gli anziani e far crescere il loro ruolo attivo nella società.

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