“Ecuba” di Euripide in scena al Teatro romano di Ferento

Paola Quattrini e Domenico Pantano saranno gli interpreti protagonisti di “Ecuba” di Euripide in scena al Teatro romano di Ferento venerdì 21 luglio (inizio spettacolo ore 21,15). Sul palco Sebastiano Colla, Nicolò Giacalone, Giorgia Guerra, Adele Masciello. Musiche originali di Luciano Francisci e Stefano Conti; scene di Giovanni Nardi, nell’adattamento e con la regia di Livio Galassi.

“Grande prova di attrice per uno dei testi più alti della drammaturgia di ogni tempo – scrive nelle note di regia Galassi -: La tragedia di Ecuba, il suo inconsolabile strazio per la perdita dei suoi cari, della patria, della propria dignità, non è relegata in un mito lontano ma echeggia, purtroppo, di sconsiderata attualità. Caduta Troia, schiava di Agamennone, oltre ai precedenti lutti, Ecuba dovrà affrontare il sacrificio dell’amatissima figlia Polissena, che lo spettro di Achille esige sulla propria tomba per placare i venti contrari che hanno costretto la flotta achea a un forzato approdo in Tracia. E a quelle rive le onde trascinano il corpo assassinato di Polidoro, il figlio giovinetto mandato a Polimestore, re di quella terra, perché proteggesse lui e il tanto oro che con sé portava, messo in salvo per i sopravvissuti. Atroce il suo dolore di madre quanto atroce la sua vendetta, senza ombra di rimorso… e senza luce di riscatto”.

La regia sfoglia rispettosa queste pagine immortali, analizza parole e struttura e, dal 424 a.C., li trasporta in un’epoca senza tempo, che è ieri, che è oggi e che, con reiterata e sempre delusa speranza, ci auguriamo che non sia domani. Paola Quattrini impreziosisce la stilizzata ricostruzione arricchendola della sua encomiabile capacità di interprete, sensibile, eclettica, intensa, che solo una vita di dedizione al teatro può costruire.

La trama. L’ombra di Polidoro, il più giovane figlio di Priamo e di Ecuba, compare in sogno alla madre, ormai prigioniera dei greci dopo la distruzione di Troia, e le narra come Polimestore, il re di Tracia presso il quale Priamo aveva fatto fuggire il figlio, l’abbia ucciso, per impadronirsi dell’oro che portava con sé. I greci, a loro volta, vedono comparire l’ombra di Achille che reclama sulla sua tomba il sacrificio di Polissena, la più giovane delle figlie di Ecuba. Odisseo viene a prelevare Polissena che segue, decisa al sacrificio, l’eroe greco. La disperazione di Ecuba, che non ha trovato pietà per la propria figlia neanche in Odisseo, il quale pure le deve la vita, è grande e straziante. Mentre Taltibio, araldo di Agamennone, annuncia, descrivendolo, l’avvenuto sacrificio di Polissena, ecco che giungono sulla scena dei servi recanti il cadavere di Polidoro, il giovane figlio di Ecuba e Priamo, che, gettato in mare da Polimestore, era stato portato dalle onde sino alla spiaggia di Troia. Ecuba ora è furente e rabbiosa e chiede ad Agamennone il permesso di vendicarsi di Polimestore, suo alleato. Agamennone glielo concede. Polimestore, fatto chiamare, giunge al campo delle prigioniere troiane con i due giovani figli e cade nel tranello tesogli da Ecuba e dalle altre donne: i figlioletti stessi vengono uccisi e lui stesso è accecato. Disperato, mentre la flotta salpa con a bordo le prigioniere, Polimestore predice a Ecuba che sarà trasformata in una cagna e a Agamennone, che ha permesso che tutto accadesse, trucidato in Argo insieme a Cassandra, la figlia di Priamo ch’egli s’è preso come preda scelta dal bottino di Troia.

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