“La riforma costituzionale difende la democrazia italiana”

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TARQUINIA – “La riforma costituzionale riporta il potere legislativo in capo al Parlamento. Abbiamo bisogno di maggiore capacità ed efficienza nelle decisioni.

Se vogliamo provare a rimettere la politica davanti all’economia dobbiamo dotarci di nuovi strumenti. Per questo è importante votare sì al referendum”. Così ieri sera Alessandro Mazzoli, deputato del Partito democratico, intervenendo all’iniziativa organizzata dal Pd di Tarquinia con Luigi Zanda, capogruppo Pd al Senato, il sindaco Mauro Mazzola e Piero Rosati, segretario del circolo locale del Pd.

Zanda ha così argomentato il suo sì al referendum: “Le democrazie possono sopravvivere solo se diventano forti e hanno la capacità di decidere e rinnovarsi. Altrimenti il potere passa alle lobby, alla finanza, ai poteri internazionali. Il mio sì alla riforma è per una democrazia che sappia difendersi. Senza riforme istituzionali in Europa non contiamo, senza Governi che abbiano la velocità nel prendere le decisioni non si affrontano le crisi”.

“Questo referendum – ha continuato il capogruppo Pd al Senato – è molto importante e gli italiani lo stanno percependo. Credo che avrà un numero molto elevato di votanti, compreso tra il 60 e il 70%. Ma non mi piace questo avvio di campagna elettorale perché è disordinata, bisognerebbe discutere nel merito delle questioni e confrontare le posizioni”.

Proprio entrando nel merito, il senatore ha aggiunto: “L’impianto della nostra Repubblica nasce nella Costituente. La prima parte della Costituzione che consideriamo inviolabile fu approvata con una lungimirante condivisione. La seconda riguarda l’organizzazione dello Stato e fu frutto di un larghissimo compromesso, tra la parte democristiana e quella comunista. Questa legislatura – ha proseguito – ha approvato una riforma che stabilisce un’unica camera politica, quella dei Deputati che dà la fiducia al Governo, mentre il Senato ha una limitata potestà legislativa su Costituzione e autonomie locali e ha un potere di richiamo sulla Camera. La nuova Costituzione non tocca i poteri del presidente della Repubblica né quelli del presidente del Consiglio o le prerogative della magistratura italiana. Lo Stato si riprende dalle Regioni la potestà legislativa sulle grandi reti ferroviarie e di comunicazione e sull’energia. Rende più efficace il referendum e l’iniziativa popolare. C’è l’abolizione del Cnel e delle Province”.

Mazzoli ha ricordato che il dibattito sulle riforme costituzionali viene da lontano. “Sono 33 anni che nelle sedi istituzionali se ne parla. Perché? I cambiamenti hanno messo in discussione la capacità delle istituzioni italiane di affrontare le principali sfide politiche culturali ed economiche che il mondo ci ha messo davanti nel corso degli ultimi decenni. Con la dotazione istituzionale data dalla Carta abbiamo fatto una lunga strada. Ma poi quel sistema è entrato in difficoltà non riuscendo ad affrontare i problemi”.

Due le questioni essenziali richiamate dal deputato dem: “Il processo ancora in atto della globalizzazione ha impresso – ha spiegato Mazzoli – una velocizzazione di tutti i processi; la rivoluzione tecnologica e scientifica ancora in corso ha determinato nei fatti un cambiamento radicale, rapidissimo, vorticoso di un modo di vivere e di produrre. Il nodo è di quali strumenti legislativi democratici ci dotiamo per affrontare queste sfide. Parliamo infatti di riforma della seconda parte della Costituzione, ovvero di una piccola parte dei poteri dello Stato”.

“Il cuore della riforma – ha ribadito Mazzoli – è il superamento del bicameralismo perfetto. Se vince il sì non avremo più la necessità del vaglio di entrambe le Camere per approvare le leggi. Basterà il sì della Camera mentre il Senato, rappresentando Regioni e Comuni, avrà altre funzioni. Negli ultimi 30 anni, a causa del bicameralismo perfetto, è cresciuta la decretazione d’urgenza e il ricorso al voto di fiducia: il Governo fa le leggi e impone al Parlamenti di votarle. Questo è lo svuotamento della democrazia parlamentare perché si impiegano in media due anni per prendere decisioni. La riforma riporta invece il potere legislativo in capo al Parlamento. Attualmente, per il 40% ratifichiamo normative europee, per l’altro 40% discutiamo e approviamo decreti legge. Lo spazio per l’iniziativa parlamentare si è via via ridotto. Abbiamo bisogno di maggiore capacità ed efficienza nelle decisioni. Se vogliamo provare a rimettere la politica davanti all’economia dobbiamo dotarci di nuovi strumenti”.

Mazzoli ha anche affrontato il nodo della legge elettorale: “Abbiamo dovuto metterci mano perché, poco dopo il nostro insediamento, la Corte costituzionale ha definito incostituzionale il Porcellum. Era necessario intervenire con una soluzione di compromesso. La legge elettorale, l’Italicum, è partita con il consenso largo anche di Forza Italia, poi loro si sono persi per strada. E’ una legge elettorale coerente con la riforma perché vale per la Camera. I nuovi senatori saranno eletti diversamente. Capilista bloccati e premio di maggioranza alla coalizione invece che alla lista sono due problemi sollevati in queste settimane. Mi auguro che nei prossimi giorni, però, le posizioni delle opposizioni e della minoranza Pd possano prendere atto delle aperture di Renzi alla possibilità di cambiare la legge elettorale. Evitiamo posizioni precostituite da parte all’interno del Pd per ricostruire un percorso comune”.

Il sindaco Mazzola ha infine dichiarato: “Quando si fanno le riforme per forza si cambia. E le riforme danno fastidio anche se fatte bene, quindi vanno sostenute. Io dico sì alle riforme anche se con piccole critiche. Vivo sulla mia pelle quella delle Province. Quindi dico che vanno bene le riforme ma concertiamo di più con il territorio, così si superano le difficoltà. Chiediamo che nelle riforme sia ascoltata di più la base dei cittadini e degli amministratori degli enti locali”.

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