“Welfare, dobbiamo difendere previdenza, assistenza, istruzione e sanità”

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RONCIGLIONE – “Lo stato sociale è una straordinaria conquista di civiltà. Il sistema di protezione che esiste in Europa non lo troviamo in nessun’altra parte del mondo e va difeso”. Lo ha detto Alessandro Mazzoli (foto), deputato del Partito democratico, intervenendo ieri al convegno “Disagio sociale: nuovi bisogni, risposte efficienti, riflessioni condivise”, organizzato a Ronciglione. Erano presenti Alessandro Giovagnoli (sindaco di Ronciglione), Daniela Sangiorgi (assessore servizi sociali Comune di Ronciglione), Riccardo Valentini (capogruppo Pd alla Regione Lazio), Tiziana Biolghini (dirigente impresa sociale, servizio civile, terzo settore Regione Lazio(, Luisa Ciambella (vicesindaco di Viterbo), Marina D’Amato, professoressa di sociologia. A moderare Lillo di Mauro.

 

“La crisi che sta attraversando l’Europa ha molto ha che fare col welfare, su cui – ha ricordato Mazzoli – si scontrano le due scuole di pensiero dell’austerità e della non-austerità. Chi pone il problema di diminuire la spesa pubblica ha come obiettivo la riduzione dello Stato sociale. Noi sosteniamo che si può e si deve tagliare la spesa pubblica improduttiva, e che costituisce uno spreco o un privilegio, ma senza colpire i sistemi di protezione sociale. Parliamo di previdenza, assistenza, sanità e istruzione. L’esigenza di riforme è evidente da molto tempo. Sono cambiate la società, l’economia, si è allungata l’aspettativa di vita: lo Stato che si occupa di tutto non è più sostenibile. Lo Stato deve regolare e controllare, ma non necessariamente gestire tutto. Questo è il modo per salvare il welfare”.

 

Come ha ricorda Mazzoli, dal 2001 al 2011 il terzo settore ha registrato una cresciuta superiore a qualunque altro settore produttivo italiano, con un incremento del 28% degli organismi e del 39,4% degli addetti. Sono quasi 5 milioni i volontari che prestano il servizio gratuito, 680 mila i dipendenti, 270mila i collaboratori esterni e 6 mila i lavoratori temporanei. Il terzo settore assume un valore particolare nell’attivazione di processi solidaristici e di capacità coesiva. “Il primo intento della riforma del terzo settore è – ha spiegato il deputato – riattivare in questi termine l’identità del comparto. Per lungo tempo la legislazione in materia è stata frammentata, via via sono intervenuti aggiustamenti normativi. Negli anni si sono profilate tre condizioni essenziali: la natura privata dei soggetti, l’assenza dello scopo di lucro e lo svolgimenti di attività socialmente rilevanti. Serviva una disciplina organica perché il terzo settore risponde a logiche diverse rispetto a un’impresa di mercato”.

 

L’obiettivo del provvedimento è uniformare, riorganizzare e coordinare il settore partendo dalla consapevolezza che occorre dare un nuova spazio, giuridico e sociale, in cui il terzo settore emerga come soggetto collettivo. La legge interviene su quattro direttrici: la riforma del codice civile nelle parti in cui regola l’attività delle fondazioni e delle associazioni; la definizione di un codice per il terzo settore; l’aggiornamento dell’impresa sociale; l’introduzione di un servizio civile universale riformato. “In Italia – ha aggiunto – i servizi sociali per il sostegno alle persone bisognose sono realizzati attraverso un complesso di interventi nazionali, regionali e comunali, rivestono le forme della prestazione economica e/o del servizio alla persona che deve presentare dure elementi essenziali per accedervi: il bisogno e la scarsità economica per farvi fronte. Le fonti di finanziamento, pari per il 2012 a 47,5 miliardi di euro per sanità, previdenza e assistenza, derivano principalmente da contributi sociali (52,9%) e dalla fiscalità generale (46,2%)”.

 

Dopo la crisi del 2008, la povertà è aumentata. Nel 2012, in Italia le famiglie in condizione di povertà relativa sono 3 milioni 232mila (Il 12,7% di quelle residenti), per un totale di 9 milioni 563mila residenti (il 15,8% dell’intera popolazione). Sempre nel 2012, in Italia 1 milione e 275mila famiglie risultano in condizioni di povertà assoluta (il 6,8% dei nuclei residenti) per un totale di 4 milioni 814mila persone (l’8% della popolazione totale). È quindi in 11,4 milioni di persone che si concentra il disagio economico.

 

“Le misure adottate a sostegno delle famiglie – ha illustrato Mazzoli – sono: la riforma dell’Isee; il rifinanziamento della Carta Acquisti; il bonus bebè; dal 2008 il fondo di credito che garantisce i prestiti fino a 5mila euro a tassi agevolati; nel 2015, i buoni per l’acquisto di beni e servizi per i nuclei famigliari con indicatore Isee inferiore a 8.500 euro annui e con numeri di figli pari o superiore a quattro; contributi per l’asilo nido e voucher per la babysitter. È poi al vaglio l’ipotesi del reddito di inclusione sociale, avanzata dall’Alleanza contro la povertà in Italia, che riunisce 33 associazioni e ha il vantaggio di definire una platea di potenziali beneficiari simile a quella della povertà assoluta”.

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