Il Senato delle meraviglie (3)

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VITERBO – Riassunto delle puntate precedenti: ci siamo meravigliati del fatto che il numero 100 dei nuovi Senatori sia stato determinato a capocchia, lasciando fuori dalla rappresentanza dei territori i Comuni (uno per Regione) nella loro diversità e varietà; della irragionevolezza della nomina presidenziale di 5 di loro e della mancanza di un vincolo di mandato con i territori di provenienza; dell’immotivata immunità parlamentare.

Ma chi li elegge e come questi Senatori e cosa fanno una volta eletti?

Su entrambi gli aspetti la confusione regna sovrana; in particolare sul primo poiché il 6° comma dell’art. 57 affida ad una legge ordinaria successiva le modalità della loro elezione, indicando però che questa elezione debba avvenire “ in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati Consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi…”

Qui ci vorrebbe la sfera di cristallo ed un collegio di maghi e divinatori per capire cosa voglia dire il legislatore costituzionale (alla faccia della lapidaria chiarezza cui eravamo abituati) quando afferma la necessità di una conformità alle scelte espresse dagli elettori.

Può voler dire in proporzione al voto? Ma l’elezione regionale è di tipo maggioritario; può voler dire che chi ha vinto ed ha eletto il Presidente prenderà la maggioranza dei seggi assegnati, ma laddove ci sono solo 2 seggi?

Può voler dire che chi ha preso più preferenze sarà eletto Senatore? Ed anche in questo caso, ci saranno maggioranze e minoranze in ciascun Consiglio Regionale?

Oppure come propone Vannino Chiti, ci sarà l’elezione diretta con una doppia scheda, una per la Regione ed una per il Senato? Ma se sarà elezione diretta, ciò come si concilia con la riforma che sancisce che sono i Consigli Regionali che eleggono con metodo proporzionale ed indiretto, i Senatori tra i propri componenti?

Ed i Sindaci come verranno eletti? La riforma, ulteriore umiliazione per i Comuni, non si degna di un cenno: boh ?!?!

Come si vede quando la peggior compagine parlamentare della storia della Repubblica (a detta di tutti) ci si mette, il pasticcio che ne esce è da “La prova del cuoco” o “Master chef”

Comunque sia, una volta concertata una legge elettorale ordinaria, che passi preventivamente al vaglio della Corte Costituzionale, come opportunamente (era ora) la riforma prevede, ci si deve chiedere: casa fanno i Senatori se il quesito referendario parla di superamento del bicameralismo paritario?

Ci soccorre per la risposta l’art.70 della riforma, quello che da 9 parole passa ad oltre 400; l’incipit è stavolta chiaro: “ la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione costituzionale e …”, per non tediare nell’elencazione, seguono 10 casi in cui il bicameralismo paritario rimane, e quindi non è superato, tra cui l’ordinamento degli enti locali le politiche europee.

Poi però ci sono ben 9 richiami ad articoli e commi di leggi di cui non si accenna l’oggetto e così la Costituzione più bella del mondo diviene, con buona pace di Bob Benigni, quella summa latinorum con cui nel medioevo si gabbavano i gonzi. (continua…)

FC (Res 44)

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