”La memoria ritrovata. Cattedrale di Viterbo – Tribuna del Coro”

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VITERBO – E’ quella che occupa l’estremo lembo absidale della Cattedrale di Viterbo, divisa dal resto del mondo da un improbabile muro, tirato su dopo i bombardamenti della guerra, che ne occulta le meraviglie seicentesche. Non solo la stupenda tela di Francesco Romanelli raffigurante san Lorenzo in gloria, ma anche la volta affrescata da Giuseppe Passeri e il pregevole coro ligneo.

 

Il “Cappellone”, come lo chiamano oggi, è per nostra fortuna visitabile grazie all’impegno dei ragazzi del vicino museo del Colle del Duomo. Se ne parlerà il 31 ottobre prossimo alla conferenza organizzata da Egidio 17 – in collaborazione con Touring Club e Archeoares – condotta sul posto (ore 17,00 ingresso libero) da Antonio Rocca e Gianpaolo Serone, dal titolo emblematico ”La memoria ritrovata. Cattedrale di Viterbo – Tribuna del Coro”. Giustificate le perplessità per quelle discutibili filosofie di restauro di alcuni decenni fa che volevano ad ogni costo rimuovere nei nostri monumenti ogni riferimento post medioevale per il trionfo della pietra viva e grigia. Per fortuna che non hanno abbattuto la facciata cinquecentesca di Giovan Francesco Gambara, ma ne hanno però murato le cappelle allestite e dipinte al tempo del suo vescovato.

 

Una chiacchierata non priva di salutare polemica per riaffermare con buoni propositi il grande ruolo che ha avuto la città di Viterbo non solo nel XIII sec. ma anche trecento anni dopo, al tempo dei Farnese e del cardinale viterbese Egidio che si vuole ricordare e studiare in occasione dell’ormai prossimo centenario della frattura Luterana. Perché? Perché Egidio è stato Generale degli agostiniani, perché Lutero era un monaco agostiniano, perché a Viterbo abbiamo un presidio degli agostiniani e soprattutto perché la nostra città con l’Ecclesia viterbiensis, sostenuta da personaggi di rango come Reginald Pole, Vittoria Colonna e lo stesso Michelangelo, recitò in quegli anni una parte di primo piano nelle vicende della Controriforma.

 

Tornando al grigio del Medioevo riemerso dalle colorite testimonianze cinquecentesche, il direttore artistico di Egidio 17 Antonio Rocca sentenzia “… la guerra alla memoria che aveva già sfigurato le chiese della Morte, di San Silvestro e il palazzo dei Papi non ha risparmiato purtroppo la nostra Cattedrale”.

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