I Militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Viterbo, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, hanno sottoposto a sequestro un credito IVA fittizio del valore di 5,9 milioni di euro, dando esecuzione ad un Provvedimento emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Viterbo su richiesta della locale Procura della Repubblica, che ha coordinato le attività investigative anche grazie al prezioso contributo dell’aliquota Guardia di Finanza della Sezione di Polizia Giudiziaria.

Le indagini, condotte attraverso i più moderni strumenti di analisi in dotazione al Corpo, nonché con l’approfondimento di segnalazioni per operazioni bancarie sospette, hanno consentito di individuare una società, con sede in Civita Castellana, che aveva avuto un anomalo incremento del volume d’affari nell’anno 2018.

Gli sviluppi dell’attività hanno fatto emergere che, sebbene formalmente amministrata da un soggetto viterbese, la società era di fatto gestita da un imprenditore residente in Campania, che ha emesso fatture soggettivamente e oggettivamente inesistenti, al fine di generare un credito IVA fittizio per €. 7.486.376,00 da utilizzare in compensazione da parte di altri soggetti, mediante il meccanismo dell’accollo tributario.

L’accollo tributario è uno strumento, previsto dalla normativa civilistica, attraverso il quale un soggetto può prendersi la responsabilità del debito che un’altra persona ha nei confronti di un terzo, impegnandosi a pagarlo in suo nome. Nel caso di specie, le società coinvolte nella frode si impegnavano a pagare per conto di terzi imposte e tributi, ma per farlo utilizzavano in compensazione crediti IVA artificiosamente creati.

Proprio per evitare l’abuso di tale strumento giuridico la Legge italiana è intervenuta a più riprese con una disciplina sempre più stringente, fino ad arrivare alla Legge di Bilancio 2020, con la quale sono state introdotte alcune modifiche tese a rendere ulteriormente più sicuro e trasparente l’utilizzo dell’accollo tributario. Ciononostante, con un complesso sistema di frode, che ha viste coinvolte diverse società, amministrate tramite prestanome e collocate in diverse Regioni italiane, gli autori erano comunque riusciti ad aggirare la stringente normativa, sino a compensare indebitamente un debito tributario pari a €. 1.400.000,00.

Dopo l’entrata in vigore della nuova disciplina, che le impediva di proseguire nell’accollarsi il debito di terzi pagandolo con i finti crediti IVA, la società viterbese ha ceduto il proprio ramo d’azienda, comprensivo del credito fittizio, ad una società romana.

Al fine di impedire che la società capitolina potesse utilizzare il credito di imposta per evitare i pagamenti dei tributi dovuti, rendendo difficoltoso il recupero di imposta da parte dell’erario, è stata richiesta l’adozione di una misura cautelare preventiva da parte del GIP del Tribunale di Viterbo che, accogliendo l’istanza, ha disposto il sequestro del falso credito IVA quantificato in € 5.894.772,14.

L’operazione si inquadra nelle tradizionali, ma costantemente rinnovate, linee strategiche del Corpo, volte a rafforzare l’azione di contrasto ai fenomeni illeciti più gravi ed insidiosi, integrando le funzioni di polizia economico-finanziaria con le indagini di polizia giudiziaria delegate dalla Autorità Giudiziaria e garantendo il conseguimento degli obiettivi di aggressione dei soggetti dediti ad attività criminose, al fine di assicurare l’effettivo recupero delle somme frutto, oggetto o provento delle condotte illecite.

Nel caso di specie, la perfetta sinergia da tempo instaurata con la Procura della Repubblica di Viterbo, ha rappresentato una condizione imprescindibile per garantire il buon esito dell’operazione.

L’esecuzione di un sequestro preventivo di tale entità, infatti, rappresenta un atto fortemente invasivo, che non può prescindere da un’attenta disamina del contesto e degli elementi di prova acquisiti, da parte delle Autorità Giudiziarie deputate. Al contempo, esisteva in questo caso la necessità di accelerare quanto più possibile i processi decisionali, proprio perché l’utilizzo fraudolento delle disponibilità finanziarie era in corso giorno dopo giorno.