Alla fine di ogni anno era nostra abitudine pubblicare un articolo che riassumesse l’andamento dei vari settori dell’agricoltura viterbese reatina. Credo che tale riassunto sia ormai superato vista la cronicizzazione dei problemi che da anni colpiscono le nostre campagne. Avremmo dovuto scrivere per l’ennesima volta le stesse cose, con il rischio di annoiare il lettore ed abituare noi stessi a convivere con situazioni già sperimentate. Preferisco di conseguenza non denunciare gli effetti, ormai noti, ma le cause sulle quali evidentemente non si pone rimedio da anni e anni.

Se poi si dovesse ricercare addirittura la causa prima, in molti ritengono che la mancanza di una politica agricola nazionale (l’ultima è roba di 46 anni fa) possa essere sicuramente la responsabile di un elevato numero di difficoltà nelle quali si dibatte l’agricoltura italiana. Le politiche agricole comunitarie sono state più politiche sociali e ambientali, massimo rispetto anche per esse, ma ora abbiamo bisogno di una strategia, di un pacchetto di leggi e di misure che indichino agli agricoltori un modo di fare agricoltura che porti con sé nuove prospettive.

Chi fa professionalmente – prosegue Remo Parenti Presidente Confagricoltura Viterbo-Rieti – questo lavoro non può scegliere se confrontarsi con il mercato oppure no; può scegliere se vivere o meno con il lavoro dell’agricoltore e se così è, inevitabilmente dovrà produrre qualcosa e rapportarsi ai vincoli e alle opportunità eventuali che il mercato impone o offre. È una scelta obbligata non un’entusiastica adesione. Anche per questo abbiamo bisogno di una politica che rimetta al centro l’agricoltore con i suoi diritti e i suoi doveri, consentendogli la libertà di poter fare quello che è necessario e che, oltre a tutti gli obblighi di legge, gli conceda un libero campo di azione che non possa venire messo quotidianamente in discussione. Una politica che riconosca l’importanza del nostro lavoro per il territorio, l’ambiente e la comunità alla quale apparteniamo e il valore irripetibile di tante conoscenze di cui ognuno di noi è inevitabilmente unico depositario. Una nuova strategia agricola che crei i presupposti per lavorare in agricoltura e impedire a multinazionali predatrici o a chiunque altro di approfittarsi di noi e di squalificare la nostra opera, costruendo intorno al settore primario un clima ostile e sbagliato.

Percorso temo lungo ma, visto che siamo a fine anno, un buon augurio per il 2023, oltre alla fine della guerra e all’allontanamento dal viterbese del deposito nucleare, sarebbe quello di una veloce realizzazione di una politica agricola così impostata e di fatto promessa da diversi rappresentanti istituzionali intervenuti all’assemblea nazionale di Confagricoltura del 14 e del 15 u.s. Se invece dovessi guardare al 2022 ormai lasciato quasi per intero alle spalle e mi si chiedesse di sottolineare qualcosa di rimarchevole accaduta per il mondo agricolo, non avrei dubbi ad identificarlo nella pazienza e maturità della mia categoria.

In un momento di grandi difficoltà del nostro lavoro e di grandi amarezze per gli ingiusti attacchi subiti, essa, anziché cedere alla tentazione fortissima e condivisa di bloccare le strade provinciali con i trattori, ha finora preferito il più civile e pacifico scontro dialettico. Pazienza e maturità che consiglierei di non mettere troppo alla prova il prossimo anno.

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