VITERBO – “La reintroduzione dell’Imu sui terreni agricoli è un errore. Questa imposta è in realtà un taglio ai Comuni che si rifaranno sui cittadini, non riuscendo però nemmeno a recuperare quanto il Governo ha tolto loro. Per correggere questa ingiustizia, continuiamo a batterci in Parlamento.

 

Entro martedì il Governo fornirà risposta sulla questione, essendo in corso trattative tra la commissione Finanze del Senato e il ministero dell’Economia. In particolare, l’attenzione è concentrata su 4 emendamenti presentati dal Pd, che rappresentano dei forti correttivi alla norma introdotta dal Governo”. Dura presa di posizione del deputato del Partito democratico, Alessandro Mazzoli, durante l’assemblea di zona del Pd che si è svolta questa mattina a Vignanello e organizzata dai circoli dei Cimini e dalla federazione provinciale. Erano presenti tra gli altri Andrea Egidi e Manuela Benedetti, rispettivamente segretario e vicesegretario provinciale del Pd, il sindaco di Vignanello Vincenzo Grasselli e quello di Canepina Aldo Moneta, il consigliere regionale Enrico Panunzi, la deputata Alessandra Terrosi, il capogruppo Pd in Provincia, Federico Grattarola.

 

“Sull’Imu agricola – ha detto Mazzoli – dobbiamo ricordare che il Governo ha già tolto i soldi ai Comuni, dicendo loro di rivalersi sui contribuenti per compensare i tagli. Ma seppure i sindaci incassassero tutto il dovuto, non rientrerebbero mai delle somme perse. All’inizio, i soldi da recuperare con questa misura erano 350milioni di euro. Siamo riusciti a farli scendere a 260milioni, con l’esenzione di tutti i Comuni montani prevista nel decreto del 23 gennaio. Ma la classificazione non può tenere conto solo dell’altimetria e poi quei soldi, su un bilancio statale di 800 miliardi, potevano e dovevano essere trovati altrove”.

 

Quella dell’Imu, insieme all’eccessiva tassazione per gli autonomi (su cui però il Governo ha già annunciato un correttivo) e ai tagli agli enti locali, per Mazzoli sono le pecche della Legge di Stabilità 2015. Ma la manovra presenta anche molti punti di forza, positivi per il rilancio del Paese. “Parliamo – ha spiegato il deputato dem – di un’operazione da 32 miliardi di euro nel suo insieme. Gli obiettivi sono agire sul sistema delle famiglie, del lavoro e delle imprese. Come? Abbiamo confermato la misura degli 80 euro che da sola vale 11 miliardi; introdotto il bonus bebè per i redditi fino a 35mila euro e la facoltà per i lavoratori di anticipare il tfr in busta paga; bloccato l’aumento delle tasse sulla casa; rifinanziato gli ammortizzatori sociali che varranno per tutte le tipologie contrattuali grazie al Jobs Act; stanziato 500 milioni per le famiglie, le politiche sociali e il contrasto alla povertà. Tra abbattimento dell’Irap e decontribuzione per le nuove assunzioni a tempo indeterminato abbiamo ridotto il carico fiscale sulle imprese di 5 miliardi. E’ stata rifinanziata la legge Sabatini per l’acquisto di nuovi macchinari. Nell’insieme, c’è stata una riduzione del carico fiscale nel Paese di 18 miliardi”.

 

Per quanto riguarda le misure a favore dell’ambiente, Mazzoli ha ricordato l’estensione per il 2015 degli incentivi per le ristrutturazioni edilizie e per gli interventi di efficienza energetica che in soli sette mesi nel 2013 hanno prodotto 27 miliardi di investimenti e generato 242mila nuovi posti di lavoro. Trend che è aumentato del 20% lo scorso anno. Inoltre, nel 2014 è stata varata la prima legge sulla green economy in Italia e a marzo il governo depositerà in Parlamento il Green Act.

 

Il deputato ha quindi dichiarato: “Il Pd ha una leadership forte a livello nazionale e regionale. Siamo al governo nella maggioranza dei Comuni della Tuscia, e questo è fondamentale in vista delle prossime elezioni della Provincia. Siamo in una fase cruciale della storia dell’Italia e sentiamo tutta la responsabilità che abbiamo”. A dicembre, per la prima volta dopo due anni, la disoccupazione è calata dello 0,4%, ovvero di 100.000 unità. “Dobbiamo consolidare il trend positivo e per farlo – ha concluso – dobbiamo puntare sul processo di riforme. L’Italia va cambiata considerando le esigenze esistenti e soprattutto le prospettive che si possono aprire. Il cambiamento è necessario per il Paese. Sono tre i pilastri delle riforme avviate: snellire l’apparato pubblico e semplificare le procedure amministrative; ridefinire il patto tra i cittadini e lo Stato con la riforma della seconda parte della Costituzione e del patto fiscale; rimettere in moto il Paese, anche con il Jobs Act di cui ieri sono stati approvati i decreti attuativi e che va ben al di là dell’articolo 18, estendendo le tutele a chi finora non le aveva”.

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