Negli ultimi due decenni, il panorama scolastico ha vissuto una grande criticità, ossia quella legata all’aumento delle neurodiagnosi di disabilità nei bambini. I numeri sono impressionanti, con 277.840 neurodiagnosi nell’anno in corso, una cifra che si traduce nel 3,8% degli alunni con disabilità e conseguente necessità di ricorrere al supporto di insegnanti di sostegno e alla Legge 104, che dà diritto a tre giorni di assenza al mese dal posto di lavoro e, in caso di reddito basso, a beneficiare di un assegno.

Parliamo di neurodiagnosi dalle quali emergono disabilità emotive, psicoemotive o comportamentali. Si tratta di ciò che viene definito attraverso acronimi come ADHD e ODD, che spesso vengono mal tradotti, finendo per essere interpretati come sindome ipercinetica, ecc.

In realtà, si tratta di bambini che si presentano in maniera non tanto diversa dagli altri, non hanno alle spalle una storia di traumi, ma tendono a comportarsi “male” perché alla base dell’atteggiamento c’è una difficoltà emotiva che li porta ad essere etichettati come “bambini difficili”, quindi complicati da gestire, con atteggiamenti spesso provocatori e con difficoltà a seguire le attività proposte.

L’alunno che disturba è spesso vittima di un disturbo

La diagnosi o neurodiagnosi di un disturbo del comportamento si ottiene sottoponendo il bambino a una visita neuropsichiatrica per pazienti in età evolutiva. In questa sede, il neuropsichiatra raccoglie informazioni sui sintomi manifestati dal bambino e sulla sua storia clinica e familiare. Questo approccio si rivela di fondamentale importanza per il bambino, che verrà accompagnato nel percorso di terapia dai familiari e, in alcuni casi, anche dagli insegnanti.

Di seguito vediamo quali sono i disturbi e i disordini più comuni nei più piccoli.

L’ADHD: il disturbo da iperattività e da deficit dell’attenzione

L’Attention Deficit Hyperactivity Disorder, o ADHD, coinvolge circa l’11% dei bambini in età scolastica. I sintomi possono variare a seconda della gravità e del sottotipo del disturbo.

Quando parliamo di sottotipo, significa che il bambino può, ad esempio, soffrire di un disturbo dell’ADHD disattentivo. Che significa? Che il bambino incontrerà grandi difficoltà di concentrazione e nel seguire le istruzioni. Inoltre, il bambino apparirà disorganizzato, distratto e con la tendenza a smarrire oggetti e a evitare compiti che richiedono uno sforzo cognitivo.

L’ADHD iperattivo-compulsivo, invece, porta a sintomi diversi: il bambino fatica a stare fermo, sviluppa una sorta frenesia verbale (parlantina), stati di impazienza, difficoltà a partecipare ad attività tranquille e una tendenza a compiere azioni senza considerare le conseguenze.

La diagnosi dell’ADHD può essere effettuata già intorno ai 4 anni di età e può condurre a un percorso terapeutico sia farmacologico sia comportamentale, che coinvolge attivamente genitori e insegnanti, questo per evitare che il bambino continui a vivere con criticità ogni ambito della sua vita.

L’ODD: il disturbo oppositivo provocatorio

L’Oppositional Defiant Disorder, oppure ODD, è un disturbo che si manifesta con frequenti scatti di ira nel bambino, che portano a liti con persone adulte, sconosciuti inclusi. I sintomi di solito includono anche la tendenza al rifiuto delle regole e dell’autorità, la tendenza a infastidire e disurbare il prossimo volontariamente e la propensione ad accusare gli altri dei propri errori assumendo un atteggiamento vendicativo.

Questo disturbo può essere associato anche ad altri disordini del comportamento. Per questo, la valutazione da parte di un neuropsichiatra infantile che assuma un ruolo di guida è essenziale per evitare che il comportamento sfoci in un più grave disordine. Lo specialista potrà inoltre valutare l’implicazione di ulteriori disturbi, intervenendo con una terapia a supporto del bambino e dei suoi familiari. Si può inoltre ricorrere a terapie di famiglia, oltre a quelle individuali, e all’ausilio farmacologico mediante la prescrizione di farmaci per il controllo dei sintomi nei casi più gravi.

Come affrontare i disturbi del comportamento in età infantile

Quando esiste il sospetto di difficoltà emotivo-relazionali nei più piccoli, è del tutto normale trovarsi nell’impossibilità di gestire i sintomi di possibili disordini e disturbi del comportamento. Gli specialisti in neuroprichiatria infantile hanno infatti il compito di assumere un ruolo guida sia per il bambino sia per i suoi cari. Le terapie possono risolvere il problema anche in tempi relativamente brevi, fornendo al bambino gli strumenti per gestire le crisi e affrontare gli ostacoli son serenità e in autonomia.

Per una maggiore informazione sui disturbi del comportamento nell’età infantile, si può consultare il sito dell’Associazione Italiana per i Disturbi di Attenzione e Iperattività.