Secondo le statistiche nel 2018 sono stati 67 i suicidi nelle carceri italiane: un numero allarmante, tra l’altro costantemente in crescita. Questo drammatico fenomeno ha destato la preoccupazione degli educatori e l’attenzione delle autorità che in alcune regioni hanno istituito un piano per la prevenzione delle “condotte suicidarie”.

Coerentemente con questo piano, nei mesi scorsi i Testimoni di Geova hanno promosso una campagna su tutto il territorio nazionale, distribuendo in tutti gli istituti penitenziari d’Italia una edizione speciale della Torre di Guardia dal tema “Che senso ha vivere?”.  In molte carceri sono state organizzate anche conferenze e sessioni individuali di approfondimento che hanno illustrato quali principi morali indicati nelle Sacre Scritture possono dare uno scopo alla vita e promuovere il recupero emotivo e sociale dei detenuti.

Questa iniziativa ha coinvolto con successo anche la Casa Circondariale di Viterbo: gli otto ministri di culto dei Testimoni di Geova che da anni sono impegnati in questo istituto, d’accordo con la Direzione del carcere, hanno allestito nel teatro della struttura viterbese una conferenza con la presentazione della rivista “Che senso ha vivere?” e la proiezione di alcuni video pertinenti all’argomento tratti da jw.org, il sito ufficiale dei Testimoni di Geova. Trenta le persone presenti, ventisette detenuti e tre agenti di polizia penitenziari, oltre alla dottoressa Natalina Fanti, Responsabile degli Educatori: un suo intervento ha aperto i lavori.

Il successo dell’iniziativa è frutto di un lungo e fruttuoso lavoro di collaborazione e fiducia tra i vertici dell’istituto (che non dimentichiamo è un carcere di massima sicurezza e ospita circa 560 detenuti) e i ministri di culto Testimoni. Ai Testimoni di Geova, già due anni fa erano stati concessi due locali adibiti a Sale del Regno (una nel reparto Penale, l’altra nel Reparto Giudiziario, entrambe con regolari adunanze), ma questa era la prima volta che veniva concesso l’uso di un grande locale in cui poter ospitare, insieme, i detenuti del reparto giudiziario e del reparto penale.

A riprova di questa fattiva collaborazione, la stessa dottoressa Fanti ha osservato: “In questa Casa circondariale, da molti anni opera la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. I ministri di Culto, che fanno regolarmente ingresso nei vari reparti, illustrano a tutti i detenuti interessati i principi biblici, utili per un eventuale cambiamento volto a un recupero sociale. La Direzione ha messo anche a disposizione due locali (Sale del Regno) dedicate alla loro attività. La loro opera rende sicuramente costruttiva la detenzione di alcuni soggetti, che mostrano la volontà di voler modificare il proprio stile di vita”. Attualmente sono undici i detenuti che stanno studiando la Bibbia nel carcere di Viterbo.